Archiviato sotto dicembre, 2010

- "Riflessioni sul Senso della Vita" intervista a Swami Kriyananda

Nella rubrica di Ivo Nardi: “Riflessioni sul Senso della Vita” intervista a Swami Kriyananda, fondatore e guida spirituale di Ananda, è uno dei pochi discepoli diretti ancora viventi di Yogananda.

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Un anno in prima pagina, di Nicola Graziani

La fine dell’anno è sempre dedicata a una sorta di “riflessione” sui dodici mesi trascorsi, facendo un bilancio tra le aspettative del 1 gennaio e la realtà del 31 dicembre. Un ri-cor-dare ( dare al cuore ) che fa bene perché permette di acquisire maggiore consapevolezza, che fa bene anche se alcuni ricordi non sono piacevoli. In quest’ottica di colloca il libro a cura di Nicola Graziani dal titolo Un anno in prima pagina . Il meglio di dodici mesi di giornalismo italiano , pubblicato da Nutrimenti . Anno intenso, il 2010, che, come i secoli degli storici, non inizia e non finisce mai quando dovrebbe. Qualche volta esistono anni, e secoli, lunghi; altre volte ce ne sono di brevi […] Anno, il 2010, in cui molte altre granitiche certezze sono venute a crollare. Non si tratta solo della crisi economica, con la sua coda di drammi personali […] Anche la Chiesa, trionfante in uno sfavillio di luci e colori fino a poco tempo fa, ha dovuto fare i conti con il peggiore scandalo sessuale degli ultimi cento anni. La questione avrà molte e profonde conseguenze, c’è da giurarci, ben al di là del 2010 […] A fianco delle sofferenze dei figli della Chiesa quelle, molto più laiche, della politica. Anno, quello che si chiude,in cui il giornalismo schierato l’ha fatta da padrone. Quarantuno articoli compongono questo libro: testi delle maggiori firme del giornalismo italiano che, nel corso dell’anno, hanno raccontato quanto succedeva, dal loro punto di vista e che ora Nutrimenti ci ripropone per mettere un necessario punto fermo. E ricominciare un nuovo anno. Nicola Graziani (ed.) Un anno in prima pagina . Il meglio di dodici mesi di giornalismo italiano Nutrimenti, 2010 ISBN 978-88-95842-97-4 pp. 202, euro 13,00 Un anno in prima pagina, di Nicola Graziani

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Due matrimoni, di Philip Lopate

L’amore non dovrebbe essere una lotta…L’amore è una grazia divina. E’ qualcosa che accade o niente. Non è solo un prodotto del lavoro e del sudore. E nemmeno sempre te lo sei guadagnato. Certo, a volte bisogna lavorarci, ma la cosa migliore è quando l’amore arriva senza una ragione, misteriosamente. Quello che sto dicendo è che non puoi costringere quella maledetta cosa a esistere. Due coppie diversissime tra loro, alle prese con quel grande mistero di equilibrismi che è il matrimonio, di cui ogni personaggio svela il complicato funzionamento con le proprie parole. Questo il filo rosso fra i due racconti di Philip Lopate raccolti nel volume Due Matrimoni . Lopate ci mette davanti, in metafora, ai meccanismi che regolano miracolosamente un orologio delicato. Alimentato spesso da episodi casuali delle nostre esistenze, oltre che dalle nostre emozioni e dalle nostre capacità di introspezione. “Non è la noia da ‘vecchio scarpone’ che esaurisce la sessualità della coppia, è la paura dell’intimità”, dice a cena E.G., un vecchio amico di Eleanor e Frank, in Eleanor o il secondo matrimonio . La coppia è al secondo matrimonio per entrambi – “erano entrambi abbastanza grandicelli da sapere cosa volevano. Eleanor non aveva più voglia di essere travolgente, a quanto pareva” – con le giornate divisi fra gli amici, e i rispettivi figli di primo letto. Praticamente un porto di mare creato ad hoc …

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Ishtar 2. Cronache del mio risveglio, di Antonia Arslan

Chi arrivava pian piano alle mie spalle? Non una presenza malvagia, né ostile.Qualcuno che silenziosamente, senza toccarmi, mi annunciava che veniva di lontano, con ali piumate ma senza sorriso, e ordinava: “Combatti” Solo una lettera distingue Istar 2 – il nome di reparto di rianimazione – da Ishtar, “la dea del Pantheon assiro…colei che è chiamata l’Argentea, la Signora della Luce Risplendente”. E’ lo scarto fra realtà e sogni – visioni che sono “avventure del cuore” – separate solo dall’esile ‘terra di mezzo’ abitata dai nostri corpi. Basta un piccolo intoppo (un sassolino invadente, un ‘calcolo’ dicono i medici) e quelle porte si spalancano, per Antonia Arslan, la scrittrice autrice di La masseria delle allodole e la Strada di Smirne . Una mattina, mentre stava leggendo una recensione non positiva al suo libro, su un grosso giornale, infatti, succede: i dolori alla schiena insopportabile, il ricovero, la rianimazione. Un romanzo dall’atmosfera onirica, che ci mostra, come un’Apocalisse ad uso privato, una teoria di immagini al centro di ognuna delle quali c’è un enigma da rivelare. Un enigma che si schiude agli occhi se le si guarda meglio, in un gioco di associazione con altre immagini, con ricordi, con il proprio nome. Arslan infatti narra il suo lungo periodo passato in coma vigile, attorniata di presenza impalpabili come bambagia, che le ripetono, come fili appesi alle pareti, opprimenti su di lei, che “non ce la farà mai”, o il leone (Arslan vuol dire proprio leone) che viene a visitarla, “sorridente e maestoso”. Poi le mani della figlia, solitamente ritrose, che scendono ad accarezzarle il capo, mentre si ha sete e non si può dirlo, perchè la voce non obbedisce più…

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