Archiviato sotto maggio, 2011

Devil’s kiss, di Sarwat Chadda. Templari & angeli caduti, azione & amore

Devil’s kiss , del londinese Sarwat Chadda , è il primo e internazionalmente apprezzato volume di una pianificata trilogia urban fantasy YA, Devil’s kiss/Billi SanGreal series . La serie ha per protagonista la quindicenne Billi. Per creare il personaggio l’autore si è ispirato alle figlie, nate da padre musulmano, lui, e da madre cristiana e figlia di un vicario, la moglie. Billi, infatti, è il frutto dell’incrocio tra due culture e due religioni diverse; nel suo caso, è la madre a essere musulmana, mentre il padre, Arthur, è cristiano. Il padre, inoltre, è il capo degli ultimi Cavalieri Templari. Grazie a questo tipo di caratterizzazione la trilogia vede mescolare – pare davvero bene – leggende, miti e temi propri delle tradizioni cristiana e musulmana – ma anche ebraica – associati a quelli più specificatamente connessi all’Ordine dei Templari (con una strana vicinanza, almeno per quanto riguarda i nomi – Arthur, Gwaine, …

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La banda Apollinaire, di Renzo Paris

Finché fu in vita, della nascita di Apollinaire si seppe ben poco. «Soltanto nella seconda metà del secolo scorso i biografi ebbero modo di accertare la data esatta. Guglielmo Vladimiro Alessandro Apollinaire de Kostrowitzky era dunque nato a Roma il venticinque agosto del 1880» in un palazzo di «via Milano che fa angolo con via Nazionale». E appena messo piede a Parigi, dopo aver trascorso i primi anni di vita a Roma, la poesia «lo distolse dal divenire un ragazzo di strada, un delinquentello. […] Guillaume sognava fin d’allora un’altra banda, quella degli artisti che avrebbero inaugurato il secolo segnandolo a caratteri di fuoco […]». Renzo Paris, narratore e poeta innamorato della poesia di Apollinaire, ricostruisce con un libro appassionato e caratterizzato da uno stile asciutto e deciso, la vita, l’avventurosa formazione e l’affermazione di uno dei massimi esponenti della poesia novecentesca. Ovviamente, leggendo La banda Apollinaire – appena uscito per Hacca –, si segue anche una generazione di artsisti che Guillaume ha effettivamente frequentato, tra i quali spiccano Picasso, Max Jacob, Alfred Jarry, Ungaretti. Il libro è molto documentato e, sebbene la dimensione culturale sia predominante, Paris si infila volentieri nella loro dimensione privata. Viene fuori, così, il ritratto di un’epoca che, per fortuna, è dura a morire. Colpisce senza dubbio la figura della madre di Apollinaire: fantomatica e inafferrabile donna che si avvale da varie identità, maestra del travestimento e ladra di classe che per seguire le sue passioni non si preoccupa di trascurare i figli. Se sulla paternità del poeta gravano numerosi dubbi, non ce ne possono essere ovviamente sulla maternità che avrà tantissima influenza su quell’omone grosso, rubicondo, gran divoratore di cibo e che voleva «essere lo poesia in persona, si identificava con il fiato e il ritmo dei suoi versi». Renzo Paris la banda Apollinaire Pagine: 268 Prezzo: 14,00 Hacca edizioni La banda Apollinaire, di Renzo Paris

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Ho lasciato un Idiota e ho trovato un Piccolo Principe, ovvero cronaca di un bookcrossing all’italiana

Ieri pomeriggio, mentre il sole riconquistava il suo spazio nel cielo di Milano, nella bellissima scenografia offerta dai chiostri di san Barnaba andava in scena un evento culturale organizzato dalla Fnac e intitolato «Ho lasciato un Idiota e ho trovato un Piccolo Principe». Ma quello che nelle intenzioni degli organizzatori doveva essere un civile spazio di condivisione libera di libri e suggestioni di lettura – almeno così lo avevo ingenuamente interpretato io – si è trasformato nella consueta battaglia, gomito a gomito, quasi senza esclusione di colpi che puntualmente si scatena qui da noi quando qualcosa viene offerto gratuitamente. Gente in affanno che si accalca agli scaffali, mani leste a sottrarre qualsiasi edizione decente venga appoggiata negli spazi espositivi, trambusto, pile di libri nelle mani di alcuni, rabbia e delusione nella mente degli altri: questa potrebbe essere una descrizione sommaria di ciò che è successo ieri all’Umanitaria. Ci sono forse due modi per interpretare tutto questo. Il primo è quello di concentrarsi sulla metà vuota del bicchiere, ovvero su quanto poco sia servita la letteratura nell’operazione di nobilitazione dell’animo di quei lettori talmente accaniti e agguerriti da lanciarsi sugli scaffali come sciacalli, agognando il ritrovamento di un libro non tanto per guadagnare preziose ore di lettura, quanto per sgraffignare qualcosa di gratuito. Il secondo modo di vedere la cosa è quello di cercare di concentrarsi sul bicchiere mezzo pieno, vale a dire sul fatto che, nella desolazione culturale del nostro paese, un evento culturale come quello che si è svolto ieri sia riuscito ad attirare centinaia di persone, ovvero su come probabilmente la battaglia morale e culturale in questo …

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- "L’Uomo di DIO" di Michele Proclamato

Nella rubrica d’autore “Riflessioni sull’Ottava” di Michele Proclamato: “L’Uomo di DIO”

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