Archiviato sotto novembre, 2011

- "Sulla bellezza" di Elisabetta Polatti

Tra le “LettereOnLine”: “Sulla bellezza” di Elisabetta Polatti

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Se fossi fuoco arderei Firenze, di Vanni Santoni

Se fossi fuoco arderei Firenze, il nuovo libro di un talentuoso scrittore toscano di nome Vanni Santoni, l’ho letto tutto di filato su un treno che da Parigi mi riportava a Milano. E ogni volta che alzavo gli occhi dalla pagina, a riprendere il fiato, il paesaggio sempre diverso che mi sfrecciava a lato dal finestrino faceva da rilassante contraltare a Firenze, paesaggio obbligato di questa immensa collana narrativa. Una collana, esattamente, perché le decine di personaggi che Vanni Santoni mette in gioco si intercalano, si passano il testimone e insieme le scenografie, da piazza della Signoria fino a San Miniato, passando per gli Uffizi, le stradine più recondite e le piazze più famose della città di Dante. E così emerge il ritratto della vera protagonista: Firenze, con le sue virtù, i suoi vizi, le sue luci e le sue ombre, la cui immagine viene fuori un po’ come quella delle foto che, viste da vicino, rivelano la propria essenza di mosaico, formate come sono da decine e decine di altre foto, in questo caso dai personaggi che si alternano sulla scena, quasi tutti alle prese con qualche fallimento o delusione. Alla fine l’unica a non deludere sembra essere proprio Firenze. Non credo sia un caso che, seppur molto spesso i personaggi si chiedono se restare o andarsene, la chiusa sia affidata a un personaggio che ritorna: Maddalena, videomaker assente dalla sua città da due anni, che si ritrova a riflettere sull’impossibilità di filmare Firenze senza essere retorica, o alla meglio inutile: E neanche puoi dire: bene, saremo analitici,

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È il 176esimo anniversario della nascita di Mark Twain

Ormai ci siamo abituati gli occhi, quasi è diventato un rito aprire Google la mattina sperando che sia l’anniversario di qualcosa di incredibile, dell’uscita di Pianeta Morto di Stanislaw Lem o della scoperta della luna, poco importa. L’importante è che Google l’abbia previsto e ci abbia ricamato su un bel regalino per gli utenti, un doodle , ormai li chiamiamo tutti così. Oggi il motore di ricerca più famoso del mondo dedica il proprio omaggio a forma di doodle al grande scrittore americano Mark Twain . Non posso dire che non me lo aspettavo…

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Lavorare in una casa editrice in Italia… e negli States?

Per lavorare nel mondo editoriale bisogna essere pronti a sacrificare le cose più care. È un lavoro duro, a volte durissimo, con orari impressionanti e con l’impossibilità assoluta di lasciare il lavoro in ufficio. Lavorare per l’editoria consuma, di questi tempi anche di più, visto che gli stipendi sono da fame e che il precariato è la forma di lavoro preferita nel settore. Detto questo, è pur vero che l’editoria resta uno degli sbocchi professionali a cui vorrebbero tendere moltissimi giovani italiani. Non so bene le statistiche, ma di sicuro ci sono molte più domande di quanta richiesta effettiva ci sia. Già così sembra un lavoro ostico. Ma aspettate, contate che in Italia le cose si fanno ancora più difficili perché l’unico modo di entrare è passare da stage o da conoscenze altolocate. Di stage ne offrono quasi tutti, si tratta di lavorare a volte gratis, a volte dietro compensi ridicoli, altre – ma poche – con un salario appena appena sufficiente per vivere metà mese. L’altrà metà devi avere dei genitori con le spalle larghe, o almeno con un conto in banca capace di reggere anche il tuo peso. Non voglio dilungarmi. Vorrei semplicemente mettervi di fronte a un fatto, o meglio, a due pagine prese dalla stessa fonte, internet. La prima si riferisce agli annunci pubblicati settimanalmente da GalleyCat, uno dei blog di riferimento americani del settore. L’altro è uno screenshot preso dal sito della Mondadori, una delle poche case

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