Archiviato sotto dicembre, 2011

“L’età indecente” di Marida Lombardo Pijola

Non è che essere genitore sia una cosa facile, in nessun caso e a prescindere, se poi ci aggiungi che il tuo pargoletto ha i brufoli, indossa sistematicamente tutto quello che tu trovi ridicolo, ha dei capelli impossibili, odia tutto e tutti, si chiude in camera ed alterna stati di rumorosa euforia e momenti di vera e propria guerra con se stesso. In una “inquietante parola” è un un adolescente. Il risultato è una strana polarità inversa di madre “seria e matura” e padre in fuga, per un figlio dal nome prestigioso e la “vita incasinata”. Meno male che ci sono gli amici, in fondo chi non lo ha pensato dopo l’ennesima litigata, e conseguente sbattuta di porta? Bé questo è sicuro, ma anche dall’altro lato non si tratta di una passeggiata. Ed è proprio nel dialogo tra una madre e suo figlio che si esplorano i “meandri nascosti” di una relazione che sfiora l’archetipo, lasciando, allo stesso tempo, ampi spazi di identificazione personale. “L’età indecente” di Marida Lombardo Pijola (già autrice per Bompiani di “Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano principessa. Storie di bulli, lolite e altri bimbi” ) è proprio questo, una specie di taccuino di appunti, lontano dalle “istruzioni per l’uso” troppo teoriche e terribilmente vicino all’adolescenza, (al mondo degli emo e all’autoironia) visti attraverso due sguardi che, forse, non potrebbero essere più diversi. Mi chiamo Caterina, ho cinquantatré anni e un figlio scompigliato dall’adolescenza, Niccolò. Il fatto è che questi qui c’hanno i neuroni che gli viaggiano tipo nella direzione opposta a quella in cui gli dovevano viaggiare. Praticamente gli vanno contromano. Via | bompiani.rcslibri.corriere.it “L’età indecente” di Marida Lombardo Pijola

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"Le cose di cui sono capace" di Alessandro Zannoni

“Le cose di cui sono capace” di Alessandro Zannoni è una storia western, una di quelle che somigliano un po’ ai gloriosi film di Sergio Leone. Il suo protagonista non è uno dei classici eroi “senza macchia e senza paura”. Anzi. Di ombre ne ha fin troppe sulle spalle e nell’alito pesante di alcol. Rudy è il suo più grande amico, uno di quelli che “interviene sempre un attimo dopo che mi metto la pistola in bocca”, solo che stavolta tocca a Nick salvargli la pellacia , è il suo turno insomma. E poi c’è Reyna, una moglie infuriata “quel tipo di donna che riassume in una sola espressione tutti i tormenti futuri del tuo personale inferno”. E “Cameron la Iena”, pericoloso come una presa elettrica difettosa, non sai mai quando può saltare e io devo capire da che parte toccarla senza farla saltare”. Stella, Lou, e una fauna di femmine dalla moralità “ben diluita nel bicchiere”. E poi c’è lui: Lui si chiama Nick Correy. All’anagrafe però il suo nome è Nicola Coretti. E’ lo sceriffo italo-americano della piccola cittadina texana di Bekeridge Past e non è affatto uno stinco di santo, odia la sua città, odia il deserto, le vacche e tutti gli americani. Odia suo padre, che l’ha costretto a fare quel mestiere, ma più di tutto odia i grattacapi che gli da chi infrange la legge. Nick bestemmia, beve, e per debellare la delinquenza usa metodi assai bizzarri oltre che… assolutamente fuorilegge ! Ma in città c’è un rodeo, una collezione di “cow-boy da strapazzo” pronti a far casini, e la cosa non potrebbe cadere in un momento peggiore… Video da Comunistedandy “Le cose di cui sono capace” di Alessandro Zannoni

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"Mammarella" di Maurizio de Giovanni

Dal paginone cultura del Mattino di stamattina, fa capolino un racconto inedito Maurizio de Giovanni che lascia senza parole. La sua è una Napoli violenta e stretta stretta, nella quale galleggia il Commissario Ricciardi. Una città che ha la luce fascista del ventennio (se questo ha davvero un senso), e si ritrova annegata dalla pioggia. Eh si, piove anche a Napoli, nonostante nessuno ci creda, e la bellezza del mondo baciato dal sole e dal mare si trasforma in un “gomitolo di strade” piene di gente, di caos, di urla e persino di topi. Un posto nel quale “non servono indirizzi per trovare il cadavere, basta seguire la folla”. Perché il morto c’è davvero (anzi la morta per essere precisi) ed è uno di quelli che difficilmente passa inosservato. Si tratta di Maria Rosaria, in arte Gilda, la più bella e la più desiderata donnina di una casa chiusa del centro. Ma chi l’ha uccisa non si sa, e in quella maniera così feroce poi. Un’apertura profonda ne lascia intravedere gli intestini, uno squarcio che scopre “il ventre aperto in diagonale, un taglio che partiva sotto il seno sinistro e

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"Gli effetti secondari dei sogni" di Delphine de Vigan

Poco più di due anni e mezzo fa era tra i finalisti del Premio Bancarella e se la traduzione italiana ne arricchisce il fascino, bisogna ammettere che sottrae quell’immediatezza del confronto che si ripercuote intensamente nel titolo originale: “No et moi”. C’è Lou Bertignac, tredicenne prodigio dal quoziente intellettivo di gran lunga superiore alla norma, pochi amici e una famiglia disastrata. E poi c’è Nolwenn, che ha solo qualche anno più di lei e un passato egualmente…

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