Archiviato sotto dicembre, 2011

Il "Natale" targato De Gregori

De Gregori è la colonna sonora dei miei viaggi, ma anche una voce che racconta tanti momenti italiani, una di quelle che accompagnano le valigie e i giorni di tante famiglie. E’ lui che mi viene in mente quando decido che non ho voglia di riti, che non siano quelli più intimi di un Natale che è napoletano solo in parte. E’ lui che voglio ascoltare in questo momento, quando la tavola è ancora piena di dolci e il chiacchiericcio della festa non si è ancora spento. Sono le sue parole leggere e poetiche, che parlano di cose semplici, di strade, di freddo, di sogni e di allegria. Sono soprattutto i suoi inviti e le sue attese che ritrovo anche in questo Natale. […] E tu scrivimi, scrivimi se ti viene la voglia e raccontami quello che fai se cammini nel mattino e ti addormenti di sera e se dormi, che dormi e che sogni che fai. Video da Terrysfriend Il “Natale” targato De Gregori

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È morto Giorgio Bocca, narratore dell’Italia che cambia

Giorgio Bocca, grande giornalista e scrittore, è morto oggi pomeriggio, a 91 anni. Bocca ha iniziato a scrivere fin da adolescente, per i giornali soprattutto, ma non solo. Ha firmato molti libri in cui narra la società italiana, il costume, i problemi tra nord e sud, il terrorismo, il cambiamento del tessuto sociale con uno sguardo sempre originale e, spesso, spiazzante. In uno dei suoi articoli per la rubrica L’antitaliano de L’Espresso ha scritto recentemente : Ho sentito dire da amici questa amara riflessione: siamo liberi ma la mediocrità della vita ci sta soffocando. Apro la televisione, i giornali, ascolto le radio: è una marea di falsità e di stupidità che non ci dà tregua. Seguo i dibattiti politici, un bla bla bla ripetitivo, parole elusive prive di senso, una recita che ha dell’osceno perché capisci benissimo che i buoni intenti sono una copertura, un diversivo, e che al contrario tutti pensano ai buoni affari. Passaggio questo da leggere alla luce dell’ultima pagina del suo libro È la stampa, bellezza! La mia avventura del giornalismo (Feltrinelli, 2008): La chiarezza come dote regina del giornalismo. Spesso cambiata per

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Buon Natale (con Charles Dickens e David Maria Turoldo)

“Che è oggi?” gridò Scrooge a un ragazzetto che passava con indosso gli abiti della festa e che forse s’era fermato per guardarlo. “Eh?” fece il ragazzo spalancando la bocca dalla meraviglia. “Che è oggi, bambino mio?” ripeté Scrooge. “Oggi!” rispose il ragazzo. “È Natale, oggi”. La sorpresa di Scrooge che scopre di essere ancora in tempo per vivere lo “spirito” del Natale è, forse, uno degli auguri più belli che si possano fare: nonostante il consumismo, le preoccupazioni, la noia e via dicendo riuscire a stupirsi del Natale, in qualunque modo lo concepiate, è una bella sfida per tutti. Magari leggere (o rileggere) il Canto di Natale di Charles Dickens potrebbe essere un buon esercizio per allenarsi. Vi auguriamo un sereno Natale anche con le parole della poesia Natale di David Maria Turoldo. Ma quando facevo il pastore allora ero certo del tuo Natale. I campi bianchi di brina, i campi rotti dal gracidio dei corvi nel mio Friuli sotto la montagna, erano il giusto spazio alla calata delle genti favolose. I tronchi degli alberi parevano creature piene di ferite; mia madre era parente della Vergine, tutta in faccende, finalmente serena. Io portavo le pecore fino al sagrato e sapevo d’essere uomo vero del tuo regale presepio. Foto | Flickr Buon Natale (con Charles Dickens e David Maria Turoldo)

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Il Pacco. Una riflessione senza racconto.

Benny Nonasky, “Poeta e musicista” recita il laconico cv sul suo sito , un non-luogo dallo sfondo nero e gli inquietanti caratteri bianco-gialli che affonda in alcune immagini tratte da famosi quadri contemporanei. Sembra che abbia 24 anni, ma mi sa che si tratta di una “diceria della rete”. Sono più incline a credere che vada per la trentina, non ancora compiuta ma in progressivo avvicinamento, che venga da un piccolo paese del sud Italia, probabilmente in provincia di Reggio Calabria, e che viva in un monolocale milanese. Ma tutto ciò è una costruzione della mia fantasia, una specie di profiling che non ha alcuna pretesa di esaustività e che si limita, molto più semplicemente a riflettere l’immagine che mi si è costruita nella testa grazie alle parole dei suoi racconti. Una specie di “incrocio” fatto di protagonisti inesistenti e situazioni tipiche che ben si presta all’esaltazione di una già ipertrofica fantasia. Un crocevia che per me è partito da “Il Pacco” , una scatola misteriosa che fa capolino in un monolocale incasinato, tra mandarini calabresi e bonsai depressi, trasformandosi in una …

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