Archiviato sotto gennaio, 2012

Un piccolo omaggio a Giulio Einaudi, editore

Uno struzzo in campo ovale con un chiodo in bocca e una scritta: Spiritus durissima coquit, ovvero lo spirito digerisce le cose più dure. A questo piccolo stemma cinquecentesco, che avrebbe potuto benissimo fungere da stemma di casata nobiliare, il caso ha voluto affibbiare un compito molto più grato, quello di rappresentare una grandissima impresa culturale, forse una delle più importanti dell’Italia novecentesca, l’Einaudi. L’uomo che scelse quel simbolo – che in realtà “acquisì” dalla rivista La Cultura di Mario Praz – si chiamava Giulio Einaudi e oggi, 2 gennaio 2012, avrebbe compiuto un secolo tondo tondo. Su Twitter quest’oggi sono tantissimi i fedeli einaudiani che gli stando offrendo il proprio tributo: una citazione, una dichiarazione di stima e di affetto, persino qualche parola di rimpianto per i tempi che furono. È innegabile, infatti, che ripensando a Giulio Einaudi e agli anni d’oro del suo gioiello editoriale si ripensa a uno scenario intellettuale che rispetto ai nostri giorni pare un olimpo: Pavese, Vittorini, Ginzburg, Calvino e moltissimi altri. Insomma, la crema di una classe intellettuale che molti ormai dichiarano estinta. Ma è proprio vero? Io credo di no, esattamente come sono convinto che il miglior modo di fare arrivare a Giulio Einaudi i nostri auguri sia portare avanti con forza questa convinzione. È vero, l’Italia ha passato gli ultimi vent’anni a dormire, con la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Ma questo non significa che la cosa debba continuare a piacerci. È arrivato il momento di riemergere, di tirar fuori la testa dalla sabbia e l’inizio di un anno come il 2012 – magnete per profezie millenariste

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"Sud" di Andrea Paolo Massara

C’è l’assurdo sentire che il Sud sia una specie di malattia, di morbo ostile che consuma le coscienze e brucia l’iniziativa. Come una specie di “influenza” destinata non a allettare chi dovesse malauguratamente esserne colpito, ma piuttosto ad assopirne le capacità attive. Forse è proprio così, ma sarebbe un errore credere che gli abitanti del Sud siano degli sfaccendati, al contrario. Il loro tempo si consuma in un lavoro febbrile, che non riesce però ad opporsi a quel sottile ed innato fatalismo, che sembra sommergere qualsiasi tentativo di cambiamento. Il libro di Massara inizia proprio da qui, da dove comincia il Meridione, “moderna signoria”, con la sua storia di riscatto mancato, di sofferenza e di oppressione. Una terra che lotta quotidianamente contro le oggettive e pressanti difficoltà derivanti dalla mancanza di organizzazione e esprime, costantemente, un coraggio incredibile. Perché, se esiste davvero, un “pensiero propriamente del Sud Italia”, appartenente solo a quest’angolo di mondo, bisogna ammettere che non smette di fare i conti con la catastrofe imminente. […] Papà lavorava in nero, come un servo. I “signori” lo pagavano solo ogni tanto, la nonna aveva paura dell’anno 2000 e Luciano e Vittoria

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Auguri di buon anno (con una poesia di Luigi Bartolini)

Auguri per un sereno 2012 da parte di tutta la redazione di Booksblog. Ci affidiamo alle parole di Luigi Bartolini (1892-1963) per formularvi i nostri migliori auguri in piena sintonia con la Natura… e con i libri! Placida, oziosa, inerte, come a braccia conserte D’inverno è la Natura (ma non in sepoltura). A luna di gennaio già si risveglia: l’ajo Di casa ecco che porta il merlo; ecco che ruota Di ghiaccio, tutta bianca, per il Passirio, manca Di fondo e si

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"Prontuario per il brindisi di capodanno" di Erri De Luca

Sulla spuma del mare con Erri de Luca. Sono gli auguri di un grande scrittore che ha respirato Napoli, che aprono questo 2012. Il suo è un brindisi che ci dice a cosa alzarlo quel calice, un fiume di parole che attraversa le labbra di Fabio Volo e arriva dritto alle dita che lo stringono quel bicchiere. Un “Prontuario per il brindisi di capodanno” che pensa un po’ a quelli che non sono pensati. Un decalogo impossibile che guarda ai dimenticati. In una parola un augurio, che arriva dal fondo oscuro del mondo! Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale, cucina, albergo, radio, fonderia, in mare, su un aereo, in autostrada, a chi scavalca questa notte senza un saluto, bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta, a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta, a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando, a chi non è invitato in nessun posto, allo straniero che impara l’italiano, a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango, a chi si è alzato per cedere il posto, a chi non si può alzare, a chi arrossisce, a chi legge Dickens, a chi piange al cinema, a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio, a chi ha perduto tutto e ricomincia, all’astemio che fa uno sforzo di condivisione, a chi è nessuno per la persona amata, a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe, a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia, a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo, a chi restituisce da quello che ha avuto, a chi non capisce le barzellette, all’ultimo insulto che sia l’ultimo, ai pareggi, alle ics della schedina, a chi fa un passo avanti e così disfa la riga, a chi vuol farlo e poi non ce la fa, infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera e tra questi non ha trovato il suo. (Erri De Luca, L’ospite incallito , Einaudi, Torino…

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