Archiviato sotto gennaio, 2012

Ma veramente settecentomila lettori “forti” italiani non leggono più?

Settecentomila lettori in fuga. Più che una statistica, il bollettino di una disfatta, il quadro di una sconfitta culturale, la certificazione di un’emorragia documentata dall’Istat per la lettura. Come se tutti gli abitanti di una città grande come Palermo – anzi, qualcosa di più – dichiarassero di non aver aperto libro negli ultimi dodici mesi. Una diserzione che – già grave in un paese di non leggenti – diventa ancora più significativa se riferita alla fascia dei “lettori forti”. Più della

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La guerra della memoria nell’Italia di Berlusconi, Bossi e Fini. Saggio storico di Aram Mattioli

Coltivare la memoria è un dovere. Non per una sorta di sterile nostalgia o per sfoggio di erudizione, ma perché noi oggi siamo quello che siamo (nel bene e nel male) anche grazie – o purtroppo, fate voi – a quello che siamo stati. Non parliamo di determinismo, ovviamente, ma della libertà di ogni essere umano che, volente o nolente, si colloca all’interno di una storia e di ben precise coordinate politico culturali che ci vengono da ieri, passano per l’oggi e arriveranno a domani. Il passato non è nelle nostre mani. Ma il presente e il futuro sì. Ed è in questo contesto che la memoria deve essere coltivata. Un aiuto in questa coltura è il saggio di Aram Mattioli – docente di storia contemporanea all’Università di Lucerna – pubblicato da Garzanti con il titolo di “Viva Mussolini!”. La guerra della memoria nell’Italia di Berlusconi, Bossi e Fini . Questo studio parte dalla convinzione che ci sono buoni motivi di ritenere che i casi di revisionismo degli ultimi anni siano chiari indicatori della sensibilità interna al Bel Paese; essi non vanno considerati semplicemente come scivoloni di singoli politici, ma sono piuttosto da analizzare come risultati e sintomi di una profonda trasformazione nella società, iniziata nella fase terminale della guerra fredda. Berlusconi non è diventato l’uomo più potente d’Italia solo perché il vecchio sistema partitico è crollato in seguito ai processi per corruzione, ma anche – e soprattutto – per quella che Alexander Sille ha definito “rivoluzione culturale silenziosa”. La nostra memoria (che, troppo spesso, potremo definire televisiva perché, come la televisione, macina macina e mai si ferma a pensare) potrebbe aver dimenticato la continua pesantezza della politica berlusconiana con le dichiarazioni di guerra continua che ogni giorno – in un …

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- "Riflessioni sul Senso della Vita" intervista ad Alessandro Martire

Nella rubrica “Riflessioni sul Senso della Vita” di Ivo Nardi, intervista ad Alessandro Martire, docente presso l’Università degli Studi di Firenze, dipartimento di antropologia. Iniziato ai sacri riti Lakota, nel 1999 viene nominato membro onorario della Nazione Lakota Sicangu Sioux di Rosebud.

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I bambini francesi non buttano via il cibo, di Pamela Druckeman

Ora, che i francesi (e le francesi, in particolare) abbiano una marcia in più, lo abbiamo sempre saputo, a partire dal best seller Le francesi non ingrassano di Mireille Guiliano (S&K), che rivelava già dal titolo una verità universalmente nota, per l’invidia di tutte noi. Le francesi non ingrassano, semplicemente, perchè NON mangiano. Sono superiori alla fame. Hanno altro da fare. Il loro proverbiale savoir faire, naturalmente, lo applicano con successo anche nell’educazione dei figli (e ti pareva). La questione, scrive Pamela Druckeman nel suo French children don’t throw food (ed. Doubleday), segnalato dal Guardian , è che i francesi sanno dosare “massima severità e massima libertà” nel loro rapporto con i bambini. Sanno far loro attendere quello che vogliono. Hanno la loro “semplice, calma autorità” nel farlo. Difficilmente imitabile a partire da una serie di regole teoriche, e infatti l’autrice descrive la sua esperienza sul campo, e non compone un rigido manuale. Le francesi sono diverse, scrive l’autrice, con la loro calma, con la loro indifferenza rispetto alle nevrosi che attanagliano le madri occidentali dal momento stesso in cui scoprono di aver concepito il loro primogenito, ad esempio. Non a caso, le pubblicazioni destinate a mamme in attesa o di fresco parto hanno un denominatore comune: esortano ad affrontare i cambiamenti con serenità e senza ansie. Altro che mamme-tigri che crescono su pargoli-soldato a forza di “no”. No no, qui la questione è diversa. Quella “svagatezza” francese che somiglia a snobismo è in fondo, solo un po’ di

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