Archiviato sotto agosto, 2012

Kayla 6982, di Karen Sandler. Fantascienza distopica, un tocco di space opera, fantagenetica e romance

Kayla 6982 , di Karen Sandler , è il primo volume della trilogia YA di fantascienza distopica – con incursioni nel campo della manipolazione genetica, un tocco di space opera e di romanticismo – Tankborn . Karen Sandler, già autrice di romance (anche fantascientifici) per adulti, oltre che ingegnere informatico, addirittura per il programma Shuttle, è qui al suo esordio nella narrativa per adolescenti (avventurosa, ma eticamente impegnata). La storia si ambienta su Loka, il pianeta in cui gli esseri umani sono dovuti emigrare 400 anni prima, nel momento in cui la Terra ha cessato di essere abitabile. Su questo nuovo pianeta – di cui la Sandler tratteggia abilmente caratteristiche fisiche, naturali, tecnologiche, sociali e religiose – la popolazione è divisa in caste (su ispirazione, dice l’autrice, delle caste dell’India). Quella di più infimo livello, paragonabile, se vogliamo a quella degli Intoccabili indiani, è costituita dai GENs (Genetically Engineered Non-Humans), esseri apparentemente simili a noi, ma ingegnerizzati in un laboratorio genetico, cresciuti in una cisterna ( tank ) e affidati a “famiglie adottive”. I GENs, ultimi degli ultimi, sono destinati al lavoro-schiavitù al servizio di tutti gli altri – i nati da madre umana – anch’essi suddivisi in caste e identificati in base alle gradazioni del colore della pelle (i soldi, però, in quella società ingiusta, sono in grado di far chiudere un occhio su toni troppo scuri, troppo diversi dal bianco). In questo mondo seguiremo le vicende di Kayla e Mishalla, due grandi amiche GENs che, all’età di 15 anni, ricevono l’asseganzione, l’incarico lavorativo che contraddistinguerà la loro misera esistenza (e che, solitamente, comporta il taglio di ogni ponte col passato: ai GENs è proibito persino essere dotati di comunicatori. Ogni infrazione, di qualsiasi tipo, comporta la cancellazione della memoria e, quindi, della vita – vera e vissuta – dei GENs). Il caso vuole, però, che entrambi le adolescenti, che inaspettatamente si reincontrano, trovino qualcuno con cui instaurare un rapporto proibito: due ragazzi, Devak e Ehogan, nati-da-madre-umana, con cui le cose prenderanno una piega imprevista. Alcuni fatti, poi, come la sparizione misteriosa…

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Kayla 6982, di Karen Sandler. Fantascienza distopica, un tocco di space opera, fantagenetica e romance

Kayla 6982 , di Karen Sandler , è il primo volume della trilogia YA di fantascienza distopica – con incursioni nel campo della manipolazione genetica, un tocco di space opera e di romanticismo – Tankborn . Karen Sandler, già autrice di romance (anche fantascientifici) per adulti, oltre che ingegnere informatico, addirittura per il programma Shuttle, è qui al suo esordio nella narrativa per adolescenti (avventurosa, ma eticamente impegnata). La storia si ambienta su Loka, il pianeta in cui gli esseri umani sono dovuti emigrare 400 anni prima, nel momento in cui la Terra ha cessato di essere abitabile. Su questo nuovo pianeta – di cui la Sandler tratteggia abilmente caratteristiche fisiche, naturali, tecnologiche, sociali e religiose – la popolazione è divisa in caste (su ispirazione, dice l’autrice, delle caste dell’India). Quella di più infimo livello, paragonabile, se vogliamo a quella degli Intoccabili indiani, è costituita dai GENs (Genetically Engineered Non-Humans), esseri apparentemente simili a noi, ma ingegnerizzati in un laboratorio genetico, cresciuti in una cisterna ( tank ) e affidati a “famiglie adottive”. I GENs, ultimi degli ultimi, sono destinati al lavoro-schiavitù al servizio di tutti gli altri – i nati da madre umana – anch’essi suddivisi in caste e identificati in base alle gradazioni del colore della pelle (i soldi, però, in quella società ingiusta, sono in grado di far chiudere un occhio su toni troppo scuri, troppo diversi dal bianco). In questo mondo seguiremo le vicende di Kayla e Mishalla, due grandi amiche GENs che, all’età di 15 anni, ricevono l’asseganzione, l’incarico lavorativo che contraddistinguerà la loro misera esistenza (e che, solitamente, comporta il taglio di ogni ponte col passato: ai GENs è proibito persino essere dotati di comunicatori. Ogni infrazione, di qualsiasi tipo, comporta la cancellazione della memoria e, quindi, della vita – vera e vissuta – dei GENs). Il caso vuole, però, che entrambi le adolescenti, che inaspettatamente si reincontrano, trovino qualcuno con cui instaurare un rapporto proibito: due ragazzi, Devak …

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Romancing Miss Brontë, di Juliet Gael

Tra la fine del secolo dei lumi e l’inizio dell’Ottocento, favorito dal contesto storico (il liberalismo anglosassone e una serie di leggi avanguardistiche al punto da far arrossire la nostra epoca), la forma romanzo – meglio, il romanzo inglese – subisce un’imprevista impennata di presenze femminili. Tanto per citarne qualcuna: Jane Austen, Mary Shelley, George Elliot, Anna Radcliffe e le sorelle Brontë; tutte autrici di capolavori assoluti che, ognuno a modo proprio, sottolineano l’impegno letterario che le allontana dall’unico modo che avevano di vedere la donna, ossia a sgobbare in cucina. Ebbene, Juliet Gael, con il suo Romancing Miss Brontë (TEA), ne fa un ritratto umanissimo e ricostruisce il mito delle tre sorelle Brontë calandole nella loro quotidianità, in modo da descrivere come se la passavano tre ragazze dotate di una intelligente fuori del comune – che avrebbero scritto capolavori come Cime tempestose, Agnes Grey e Jane Eyre – nell’Inghilterra della…

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Romancing Miss Brontë, di Juliet Gael

Tra la fine del secolo dei lumi e l’inizio dell’Ottocento, favorito dal contesto storico (il liberalismo anglosassone e una serie di leggi avanguardistiche al punto da far arrossire la nostra epoca), la forma romanzo – meglio, il romanzo inglese – subisce un’imprevista impennata di presenze femminili. Tanto per citarne qualcuna: Jane Austen, Mary Shelley, George Elliot, Anna Radcliffe e le sorelle Brontë; tutte autrici di capolavori assoluti che, ognuno a modo proprio, sottolineano l’impegno letterario che le allontana dall’unico modo che avevano di vedere la donna, ossia a sgobbare in cucina. Ebbene, Juliet Gael, con il suo Romancing Miss Brontë (TEA), ne fa un ritratto umanissimo e ricostruisce il mito delle tre sorelle Brontë calandole nella loro quotidianità, in modo da descrivere come se la passavano tre ragazze dotate di una intelligente fuori del comune – che avrebbero scritto capolavori come Cime tempestose, Agnes Grey e…

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