Aforismi. Voci, di Antonio Porchia

“All’improvviso, vidi un libro molto umile, e non so quale energia fece in modo che io mi arrestassi e cominciassi a esaminarlo. Non volevo crederci e non potei più fermarmi prima di aver finito di leggerlo. Dopo, cercai di sapere chi ne era l’autore; nessuno lo conosceva, ma io lo incontrai. E dissi a Porchia: Io scambierei per queste righe tutto quello che ho scritto”. Così scriveva Roger Caillois parlando di Voci di Antonio Porchia. Porchia (1886-1968) autore misconosciuto di origini calabre, primo di sette figli, emigrato in Argentina alla morte del padre, nella sua vita, leggo, fece di tutto: scaricatore di porto, carpentiere, intrecciatore di cesti di paglia. D’altronde, per dirla proprio con un suo aforisma, “le certezze si raggiungono solo a piedi”. Anche se di “certezze” raggiunte, leggendo la sua splendida scrittura breve in questo Voci – un libro da regalare a qualcuno che amate, o da leggere a vostro conforto nel cuore della notte, come confessava di fare Alejanda Pizarnik – è impossibile parlare. Questo luminoso scrittore, definito da alcuni un “mistico”, sembra guardare il mistero chiudendo gli occhi davanti al buio. “Chi ha visto con gli occhi aperti può tornare a vedere, ma con gli occhi chiusi” . Un mistero contro il quale, come un sasso contro la leggerezza infinita del cielo, a volte le composizioni di Porchia ricadono nel vuoto, lasciandoci “al buio”, e l’aforisma arriva ai confini della poesia. Perchè chi può negare (e soprattutto: perchè) che “chi conserva la sua testa di bambino, conserva la sua testa” , che “quando mi accontento con nulla è quando mi accontento di tutto” ? E perchè mai poi, “un cuore grande si riempie con molto poco” e “sei quanto hanno bisogno…

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Aforismi. Voci, di Antonio Porchia

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