Coltivare la memoria è un dovere. Non per una sorta di sterile nostalgia o per sfoggio di erudizione, ma perché noi oggi siamo quello che siamo (nel bene e nel male) anche grazie – o purtroppo, fate voi – a quello che siamo stati. Non parliamo di determinismo, ovviamente, ma della libertà di ogni essere umano che, volente o nolente, si colloca all’interno di una storia e di ben precise coordinate politico culturali che ci vengono da ieri, passano per l’oggi e arriveranno a domani. Il passato non è nelle nostre mani. Ma il presente e il futuro sì. Ed è in questo contesto che la memoria deve essere coltivata. Un aiuto in questa coltura è il saggio di Aram Mattioli – docente di storia contemporanea all’Università di Lucerna – pubblicato da Garzanti con il titolo di “Viva Mussolini!”. La guerra della memoria nell’Italia di Berlusconi, Bossi e Fini . Questo studio parte dalla convinzione che ci sono buoni motivi di ritenere che i casi di revisionismo degli ultimi anni siano chiari indicatori della sensibilità interna al Bel Paese; essi non vanno considerati semplicemente come scivoloni di singoli politici, ma sono piuttosto da analizzare come risultati e sintomi di una profonda trasformazione nella società, iniziata nella fase terminale della guerra fredda. Berlusconi non è diventato l’uomo più potente d’Italia solo perché il vecchio sistema partitico è crollato in seguito ai processi per corruzione, ma anche – e soprattutto – per quella che Alexander Sille ha definito “rivoluzione culturale silenziosa”. La nostra memoria (che, troppo spesso, potremo definire televisiva perché, come la televisione, macina macina e mai si ferma a pensare) potrebbe aver dimenticato la continua pesantezza della politica berlusconiana con le dichiarazioni di guerra continua che ogni giorno – in un …

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La guerra della memoria nell’Italia di Berlusconi, Bossi e Fini. Saggio storico di Aram Mattioli
Pubblicato il 26 gennaio 2012 | Archiviato nella sezione News | Nessun commento
Nella rubrica “Riflessioni sul Senso della Vita” di Ivo Nardi, intervista ad Alessandro Martire, docente presso l’Università degli Studi di Firenze, dipartimento di antropologia. Iniziato ai sacri riti Lakota, nel 1999 viene nominato membro onorario della Nazione Lakota Sicangu Sioux di Rosebud.
Altro:
- "Riflessioni sul Senso della Vita" intervista ad Alessandro Martire
Pubblicato il 25 gennaio 2012 | Archiviato nella sezione News | Nessun commento
Ora, che i francesi (e le francesi, in particolare) abbiano una marcia in più, lo abbiamo sempre saputo, a partire dal best seller Le francesi non ingrassano di Mireille Guiliano (S&K), che rivelava già dal titolo una verità universalmente nota, per l’invidia di tutte noi. Le francesi non ingrassano, semplicemente, perchè NON mangiano. Sono superiori alla fame. Hanno altro da fare. Il loro proverbiale savoir faire, naturalmente, lo applicano con successo anche nell’educazione dei figli (e ti pareva). La questione, scrive Pamela Druckeman nel suo French children don’t throw food (ed. Doubleday), segnalato dal Guardian , è che i francesi sanno dosare “massima severità e massima libertà” nel loro rapporto con i bambini. Sanno far loro attendere quello che vogliono. Hanno la loro “semplice, calma autorità” nel farlo. Difficilmente imitabile a partire da una serie di regole teoriche, e infatti l’autrice descrive la sua esperienza sul campo, e non compone un rigido manuale. Le francesi sono diverse, scrive l’autrice, con la loro calma, con la loro indifferenza rispetto alle nevrosi che attanagliano le madri occidentali dal momento stesso in cui scoprono di aver concepito il loro primogenito, ad esempio. Non a caso, le pubblicazioni destinate a mamme in attesa o di fresco parto hanno un denominatore comune: esortano ad affrontare i cambiamenti con serenità e senza ansie. Altro che mamme-tigri che crescono su pargoli-soldato a forza di “no”. No no, qui la questione è diversa. Quella “svagatezza” francese che somiglia a snobismo è in fondo, solo un po’ di

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I bambini francesi non buttano via il cibo, di Pamela Druckeman
Pubblicato il 25 gennaio 2012 | Archiviato nella sezione News | Nessun commento
Segnalo un originale “diario” di New York raccontata dagli occhi di personaggi famosi del mondo della letteratura, dell’arte, della scienza, strutturato come un “puzzle” dei loro diari ed epistolari, articoli di giornale. Il libro si chiama New York Diaries 1609-2009 , di Teresa Carpenter (Modern Library), ed è la struttura a meritare un plauso per originalità, visto che è ordinata cronologicamente come un vero diario, giorno dopo giorno. Ad esempio fu il 3 maggio del 1947 che Simone de Beauvoir ci racconta come decise di preferire il bourbon alla marjuana, e il capitolo del diario

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New York diaries 1609-2009, di Teresa Carpenter
Pubblicato il 25 gennaio 2012 | Archiviato nella sezione News | Nessun commento