Libri Cult dalla libreria di Miroir:

La Montagna Nuda

Leggi di più

Il Giorno in Più

Leggi di più

Arancia Meccanica

Leggi di più

Recensioni allo specchio:

Essere colti per Mona Ozouf

Ci eravamo già interrogati sulla questione, come molti altri del resto, qualche mese fa, sbandierando la celebre affermazione sull’importanza di essere colti . Una domanda incontournable , che prima o poi un po’ tutti si pongono all’interno del loro percorso umano, e non si tratta necessariamente di un’esaltazione della più classica delle istruzioni libresche, anzi. Perché in fondo, che si parli di cultura o di controcultura, ciò che resta è la necessità di confrontarsi sul “coacervo di significati” che tale concetto contiene, affrontando soprattutto le derive tanto provocatorie quanto portatrici dei “pensieri trasversali”, come quello ormai classico della ricercatrice e storica Mona Ozouf , autrice per Gallimard, del testo a sostegno della cultura dal titolo “La Cause des livres” . A cosa serve essere colti? Ad abitare epoche passate o città nelle quali non abbiamo mai messo piede. A vivere le tragedie che ci sono state risparmiate, ma anche le felicità delle quali non abbiamo avuto diritto. A percorrere tutta la scala delle emozioni umane, a innamorarci e disinnamorarci. A procurarci

Vedi il seguito qui:
Essere colti per Mona Ozouf

La gatta Arcibalda e altre storie, di Adriana Zarri

“E, sulla tomba, non mi mettete marmo freddo/con sopra le solite bugie/che consolano i vivi./ Lasciate solo la terra,/che scriva, a primavera/un’epigrafe d’erba./ E dirà/ che ho vissuto,/che attendo” La gatta Arcimbalda di Adriana Zarri (teologa, poetessa, eremita) ha raggiunto in vita una certa fama, finendo nei suoi scritti e perfino in una foto di copertina di un libro dela sua “padrona” (ma Zarri non si definiva così, piuttosto, diceva, “custodisco, ospito e amo…perchè noi siamo i custodi, gli amici, non i proprietari”, perchè “ogni bestia appartiene a se stessa”). La Gatta non sembra essersene mai fatta un problema, per fortuna, dice Zarri in uno dei suoi articoli pubblicati nella rivista Rocca dal 1984 fino alla morte, e raccolti in questo La gatta Arcibalda e altre storie . Le arie, d’altronde, quella gattona lì se le è sempre date, nelle sue periodiche (e contegnose) fughe da qualche cane, visto che lei mai “ s’impressiona, perchè è capace di salire su un albero e il cane no, e si ferma lì a guardare in su finchè si stanca e se ne va e la gatta gloriosa e trionfante resta lassù a guardare il panorama”. Gli articoli di questo La gatta Arcibalda non ruotano però – solo – intorno alla “gattologia”, materia di cui lei stessa, insieme all’amica Rossana Rossanda, si dichiara una veterana. Si tratta invece dei complessi frammenti di un’ode, in sottotraccia, alla bellezza. “E la vita è fatta di primavere, estati, inverni, di tempo e di eternità. E’ fatta di fiori che si aprono, di frutti che maturano, di uccelli che volano, di lucertole che saettano via, di usignoli che cantano e di gatti che fanno le fusa…E’ fatta di camini che fumano, di polente che cadono sul tavolo come lune d’inverno”. Esclusi, però, questi nitidi scorci aperti sulla poesia della natura, questi scritti di rado cedono a qualsiasi forma di lirismo, preferendo una scrittura ancorata alle …

Vedi post:
La gatta Arcibalda e altre storie, di Adriana Zarri

- "Il bianco mantello della decrescita" di Antoine Fratini

Nella rubrica “LettereOnLine”: “Il bianco mantello della decrescita” di Antoine Fratini

Leggi questo articolo:
- "Il bianco mantello della decrescita" di Antoine Fratini

In questo io credo, di Carlos Fuentes

Ci sono dei libri che vanno centellinati e letti lentamente, a più riprese, se possibile: sono quei libri che nascono come raccolte di pensieri dell’autore, di sue riflessioni, quasi una sorta di breviario intimo che permette a noi lettori di poter sbirciare il mondo attraverso gli occhi dell’autore. Uno di questi testi, che ho avuto l’opportunità di rileggere da poco, è In questo io credo di Carlos Fuentes, disponibile per il mercato italiano nelle edizioni Il Saggiatore. Lo scrittore messicano – Premio Cervantes 1987, Premio Grinzane Cavour 1994, Premio letterario Giuseppe Acerbi 2004 – raccoglie in questo testo un abbecedario del suo mondo, delle sue passioni, del suo modo di sentire e vedere la realtà: dalla A di amicizia alla Z di Zurigo è tutto un cammino che si svolge dentro l’autore e fuori di lui, sotto gli occhi di noi che leggiamo. A proposito della lettura, per esempio, scrive: Il dilemma del destino del libro e della lettura nel nostro tempo può essere illustrato da due esempi estremi. È sufficiente introdursi nel mondo indigeno messicano per verificare la stupefacente capacità di uomini e donne delle popolazioni aborigene di raccontare storie e ricordare miti. Poveri e analfabeti, gli indios messicani non sono sprovveduti culturalmente. Tarahumara e huichol, mazatechi e tzotzil posseggono uno straordinario talento per ricordare e immaginare sogni…

Fonte originale:
In questo io credo, di Carlos Fuentes