Messaggero d’amore, di Leslie P. Hartley

Negli occhi della mia mente i ricordi sepolti di Branham Hall sono in chiaroscuro, sono macchie di luce e oscurità; solo con uno sforzo riesco a vederli a colori. Ci sono cose che so, benchè non sappia come le so, e cose che ricordo. Certe cose sono radicate nella mia mente come fatti, ma non vi collego nessuna immagine, e poi ci sono immagini non sostenute da eventi che ritornano in modo ossessivo, come il paesaggio di un sogno. Messaggero d’amore , di Leslie P. Hartley, (1895-1972) ha uno degli incipit più famosi della storia della letteratura: Il passato è una terra straniera; fanno le cose in modo diverso laggiù . E’ nel passato che si colloca infatti la storia, raccontata a ritroso, del protagonista ormai anziano che un tempo si faceva chiamare Leo e che un giorno riapre il diario datato 1900, il resoconto di un’estate di tanti anni prima. Era un tempo in cui, dodicenne (un dodicenne d’altri tempi, per il suo candore) credeva che una mistura ben lavorata di erbe e radici, con qualche formula magica ad hoc, potesse cambiare il corso degli eventi e che ogni persona nascondesse il cuore di una creatura mitica corrispondente a uno dei segni zodiacali. A quel tempo, Leo non aveva idea di cosa significasse “amoreggiare”, impegnato com’era a inventare ogni ora nuove sbruffonaggini con il suo compagno di giochi, Marcus, nella suggestiva …

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