120 anni fa moriva Arthur Rimbaud, per metà poeta, per l’altra avventuriero

Quando ce lo fanno studiare – o meglio, quando ci accennano della sua esistenza – tra i banchi di scuola, Arthur Rimbaud risulta trasformato, come tutti gli altri protagonisti della storia della letteratura, in una piatta figurina impolverata. Risultato: tanta noia e nessun ricordo sedimentato nella mente degli studenti. Eppure la sua breve vita, in particolare i suoi ultimi anni, è degna del miglior romanzo di avventura. Rimbaud, infatti, considerato – a ragione – uno dei più grandi poeti dell’Ottocento francese insieme a Verlaine e Baudelaire, per la gran parte della sua vita non si occupò di poesia, ma del suo esatto opposto: il commercio. Dopo aver smesso di scrivere all’età di 21 anni e dopo aver viaggiato per la Francia in compagnia di Verlaine, suo amante, Rimbaud, ammorbato dalla noia del mondo delle lettere e dei suoi salotti decise di mollare tutto e di partire per l’Africa. Lì, tra l’Eritrea, l’Etiopia e lo Yemen, l’ex giovane promessa della poesia francese di mette a commerciare avorio, caffè, pellame, oro, persino armi e – secondo qualcuno, addirittura schiavi. Immagine | Wikipedia

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