5 anni fa hanno ucciso Anna Politkovskaja. Evviva Anna Politkovskaja!

Il giornalismo è una professione pericolosa, lo si sa. Soprattutto se lo si vuole fare bene, se si è mossi da uno spirito libero, da una onestà intellettuale inattaccabile e da un odio inveterato contro i soprusi e le ingiustizie del potere o di chi ne fa le veci. Anna Politkovskaja , giornalista e scrittrice, questo lo sapeva molto bene. Sapeva di rischiare la vita facendo quello che amava, come sapeva di far rischiare la vita anche ai suoi contatti, in Cecenia come a Mosca. C’è una frase che Anna scrisse un paio d’anni prima della propria morte che da l’idea delle esatte dimensioni di questa sua consapevolezza: Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare Eppure la giornalista russa ha sempre cercato di non arretrare di un passo, malgrado le minacce che riceveva continuamente dal potere e dai suoi scagnozzi. Perché Anna Politkovskaja, come molti altri giornalisti in tutto il mondo, dava fastidio al suo paese, alla Russia. Invece di essere il fiore all’occhiello della società era una reietta. E’ lei stessa che lo dice, in un articolo pubblicato dopo la sua morte: Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all’estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista …

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