Accorgimenti, di Piergiorgio Viti

Non è facile, al giorno d’oggi, trovare un buon libro di poesia contemporanea. In molti, troppi, si definiscono poeti e lasciano correre le parole, come se l’ispirazione poetica fosse una padella che ti cade in testa all’improvviso. Rari – e per questo preziosi – sono invece quegli autori che cesellano il linguaggio, addomesticano le parole e producono dei bei testi poetici. Uno di questi è Piergiorgio Viti, abruzzese, che ha da poco pubblicato la raccolta Accorgimenti per i tipi de L’Arcolaio . Con gesti prudenti recuperi il vasellame, lo zucchero, destreggi tazzine scontente. L’estate ancora si attarda. L’affanno nascosto tra bionde frange è un sonno che addestri con i sonniferi. Sospiri. Immagini cose sottratte, stagioni non pervenute e intanto resti impigliata con lo sguardo sulle tenaci vetrate. Le poesie di Viti spaziano da luoghi a persone a situazioni a eventi. Ma, come afferma l’autore stesso, non parlano d’amore dal momento che “è uno dei misteri più profondi dell’uomo […] e si presta a una retorica che non approvo”. La poesia, continua Piergiorgio Viti, è “stupore, accorgimento”. Stupore che nasce dall’ascolto e che presuppone un dialogo: ecco, quindi, la ragione ultima di queste poesie: una sorta di dialogo (con se

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