Alice e il ciuccio, di Marta Monelli

Prima o poi a ognuno di noi è toccato fare i conti con un “giallo” simile a quello in cui si ritrova un bel mattino, appena sveglia, la piccola Alice. Ovvero: dove è finito il MIO ciuccio? Il migliore compagno dei miei giorni. Quello che non toglievamo – come fa lei, che pure è “quasi grande” – neanche per parlare con le bambole, ma solo quando l’aeroplanino ci portava la pappa da mangiare. Non possiamo che appassionarci al caso, leggendo Alice e il ciuccio , della brava Marta Monelli. Ovvero non possiamo che condividere, in un primo momento, tutte le ipotesi più plausibili: che ci sia caduto sbadigliando (escluso), che lo usi il grillo amico di famiglia per fare i salti (si rimbalza meglio con un ausilio del genere, si sa) . E forse non ci avevamo pensato, ma magari in effetti potrebbe essere servito al pesce rosso Siluro, per allenarsi al quotidiano giro di boa (ma lì proprio non c’è). E a un certo punto

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