Apocalisse a domicilio, di Matteo B. Bianchi

“Sei sempre più Adelphi”, osserva lei, scuotendo la testa. Anni di convivenza comportano anche questo. Lo sviluppo di un codice a esclusivo uso interno. (…) Un Adelphi è un tipo colto ed elegante, ma freddo come un ghiacciolo. Un Mondadori è uno a cui va bene tutto. Un Feltrinelli è un finto comunista…. Un Einaudi è uno rigido come un pezzo di legno. L’ho letto d’un fiato e davvero con piacere il nuovo libro di Matteo B. Bianchi, Apocalisse a domicilio. Si tratta di una lettura difficile da lasciare a metà, soprattutto per il presupposto da cui parte la storia, ovvero la morte annunciata del protagonista. Una morte che non dipenderà dal decorso di una malattia cronica, visto che il protagonista, autore televisivo gay, è decisamente in buona salute. Eppure, una giovane sensitiva, Giulia, ha predetto a suo fratello Stefano la data esatta della sua morte: il 5 agosto, esattamente dopo due mesi dall’inizio della nostra storia. Stefano allarmatissimo avvisa il fratello: è inquieto, perchè la ragazza gli ha anche detto di sapere quello che gli disse il padre in punto di morte (confessò di aver tradito la madre, cosa che Stefano non ha mai detto ad anima viva). Da quel momento sotto la pelle del protagonista inizia a serpeggiare una inquietudine profonda. Tornato a casa, gli stessi oggetti di arredamento della sua casa, e i suoi amati apparecchi hi tech gli sembrano estranei, come in quella novella del Verga in cui l’avaro distrugge ‘la robbba’ perchè vuole avere l’illusione che i suoi beni seguano il suo stesso destino di morte. E invece la reazione del protagonista è, al contrario, il distacco completo. Da un giorno all’altro, inizia a guardarsi con gli occhi di un estraneo, e soprattutto si rende conto di non aver paura…

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