Barack Obush, un’inchiesta di Giulietto Chiesa e Pino Cabras

Quando Obama vinse le primarie democratiche negli States, tutto il mondo iniziò a tenere il fiato. Quella che si prospettava, infatti, era una sfida imperdibile tra quello che sarebbe diventato quasi certamente il primo presidente nero d’America, sostenuto dai sogni della classe media e dai social network, e l’ultimo esponente di un clan attaccato al potere da anni, simbolo di un tipo di politica americana che era risultata perdente. Quello che tutto il mondo non poteva sospettare, in quei giorni, era che l’arrivo alla presidenza di quell’uomo dallo sguardo franco e dall’espressione sincera non avrebbe significato altro che un cambio di faccia, o meglio di facciata. Dietro al sogno americano del Yes, we can, infatti, non c’era e non c’è nient’altro che le solite lobby di sempre. L&#…

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