Canada, di Richard Ford

«Prima di tutto parlerò della rapina commessa dai nostri genitori. Poi degli omicidi, che avvennero più tardi. La rapina è la più importante, perché fece prendere alla mia vita e a quella di mia sorella le strade che da ultimo avrebbero seguito. Non si capirebbe nulla della storia se prima non si parlasse di questo». Questo è l’incipit di Canada , l’ultimo libro di Richard Ford (appena uscito per Feltrinelli), che vale tutto il romanzo – che sta allo stesso livello di Sportswriter e Il giorno dell’indipendenza –, la storia infatti è racchiusa in queste poche righe scritte maledettamente bene. Di solito ci immaginiamo i banditi sempre attraverso il consueto stereotipo. Qui invece abbiamo subito l’impressione che si tratta di gente comune che diventa fuorilegge. Il che pone una serie di interrogativi. Quando si finisce di essere brava gente e si diventa malviventi? Perché una famiglia come le altre deve fare una cosa del genere? Per capirne i motivi bisogna andare un po’ più in là con la storia. Benché non abbia grossi problemi, la coppia non è bene assortita: lui, Bev, alto, a suo modo bello e fiero di essere un aviatore del sud; lei, Neeva, non è bella, è «piccolina, occhialuta e con una zazzera ribelle di capelli castani», ma ha il fascino delle persone inquiete che avrebbero voluto fare altro nella vita e non ci sono mai riuscite. Sono due mondi distanti che si incontrano sempre meno. Il lavoro di Bev costringe la famiglia a continui traslochi e trasferimenti. L’ultimo dei quali è a Great Falls, nel Montana, una cittadina a pochi passi dal Canada, dove però Bev…

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