Cecenia, anno III di Jonathan Littell

Jonathan Littell conosce la Cecenia come pochi giornalisti (scrittori?) occidentali, e da questo libro lo si capisce bene. “ Cecenia, anno III ” (Einaudi, pp. 120, euro 18) è un bel reportage su una situazione politica quanto mai delicata, un libro meditato, frutto di molti ripensamenti, dettati soprattutto dagli eventi. Littell, qualche tempo fa, aveva appena finito la prima stesura di questo libro quando la notizia dell’uccisione di Natal’ja Estemirova, una delle più famose attiviste per i diritti umani, gli ha fatto cambiare completamente opinione sul governo di Ramzan Kadyrov (giunto al terzo anno, da cui il III del titolo): davanti a quell’omicidio, era impossibile parlare di “normalizzazione” del Paese, come si era prefissato di fare. Il saggio, dopo quell’evento, è stato completamente riscritto, e la figura di Ramzan Kadyrov, l’uomo forte voluto da Putin, uno dei più grandi costruttori del Paese, è decisamente cambiata. La Cecenia di Littell non è più uno Stato che, nonostante grossi problemi, si sta avviando verso un processo di normalizzazione, ma è uno Stato che sta diventando sempre più totalitario, e in cui le persone, di notte, scompaiono nel nulla. Urbanisticamente la città sta cambiando, è un cantiere aperto, ma il Paese sta andando alla deriva. Un saggio che si legge in due pomeriggi, il libro bellissimo di un uomo che osserva una situazione politica con l’occhio spietato del giornalista. Cecenia, anno III di Jonathan Littell

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