Ci sono troppi libri in commercio?

Nel 1600 lo scrittore inglese Barnaby Rich si lamentava dell’abbondanza dei libri e dell’impossibilità di leggerli tutti. Diceva: Una delle grandi malattie del nostro tempo è la proliferazione di libri che soffocano un mondo incapace di digerire l’abbondanza di materie oziose che tutti i giorni si stampano. Circa trent’anni dopo Robert Burton nella sua Anatomia della melanconia borbottava sul “vasto caos e confusione di libri”, con il “loro peso che ci opprime, la vista ci fa male nel leggere, e le dita sono stanche di girare pagine”. L’affermazione che ci sono troppi libri in giro viene da lontano, come si può vedere. Da un punto di vista meramente economico, meno titoli pubblicati significherebbero più vendite singole. Ma qui è importante il punto di vista del lettore: una maggior quantità di libri offre maggiori possibilità di trovarne uno che soddisfi i propri gusti. Dall’altro lato, la proliferazione dei libri significa che questi saranno sempre più specifici, nella (spasmodica) ricerca della propria nicchia di mercato da occupare. In questo modo la vita dei libri diventa effimera: …

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