Claire Arnot, un commosso ritorno a Piazza Clai

Un fotografo sessantenne, una giovane giornalista e un’intervista che riallaccia alcuni fili perduti nel tempo. L’omaggio di Claire Arnot (francese d’origine e umbra d’adozione) alla regione che l’ha accolta dal lontano 1989, è una coperta di trine, ricamata a mano lentamente così come si usava una volta, dalle rapide mani esperte delle donne del luogo. Montanare dal corpo pulito e dai pensieri solidi, come la madre di Luca Fioravanti, il fotografo protagonista e narratore della storia che, dopo qualche decennio di lavoro trascorso tra Roma e molti viaggi, ritorna nella sua Terni natale, per una mostra allestita proprio a Piazza Clai, teatro delle sue scorribande infantili tra bande rivali, in pieno stile guerra dei bottoni. Ed è dinanzi ad una giovane giornalista di un quotidiano locale, appassionata ma un po’ impacciata, che comincia raccontare i suoi esordi perdendosi nei ricordi. Un tuffo nel passato che si fa velocemente strada tra il primo grande amore di gioventù, le esperienze romane, l’attaccamento soffocato alla sua regione, accompagnati da grandi eventi d’attualità come le rivolte studentesche, la tensione degli anni di piombo e la trappola del terrorismo, che finirà per strappargli anche Sara, una delle persone più care. Passaggi immortalati da una serie di foto che ricostruisce l’album dell’Italia stessa. Ma il presente ritornerà improvvisamente a bussare alla porta con il suo ricco bagaglio di segreti, per essere nuovamente attraversato. In fondo non è un mistero per nessuno che siamo malati del ‘900, la scrittura contemporanea paga ancora innumerevoli tributi al secolo che fu, a quell’immenso ammasso di storie che continua, a poco più di un decennio dalla sua dolorosa estinzione, a chiedere ancora di esser esplorato e raccontato, e al quale questo …

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