Dal Salone del libro di Torino 2011: Una storia di ordinaria banalità

Ad ascoltare il dibattito mattutino che, in Sala Gialla, ha messo uno accanto all’altro Alessandro Barberi e Valerio Massimo Manfredi, abili scrittori di romanzi storici e altrettanto abili storici, alle prese con il rapporto tra la Storia e la Narrazione, tra la Storia e le Storie, ho provato la strana e francamente disagevole sensazione di assistere ad un discorso abbastanza piatto, tutto sommato ben poco produttivo: una storia di ordinaria banalità. Certo, qualcosa di interessante emerge sempre quando due persone di indubbio spessore si incontrano e ripercorrono la propria esperienza professionale, soprattutto quando questa è un’esperienza duplice, oscillante tra la verità documentaria della Storia e il fascino della finzione, dell’invenzione narrativa. Eppure, in fondo, resta poca roba, qualche scheggia di discorso che ne potrebbe aprire altri mille – centralità della scuola pubblica, criticità del concetto di memoria condivisa, oggettività della Storia, definizione e rapporto con l’Alterità etc – ma che, per ovvi e comprensibili motivi di tempo, viene tarpato sul nascere. Quello che ci si ritrova in tasca, insomma, alla fine di un dibattito come questo, è la sensazione, orribile, di aver perso un’occasione, di aver avvicinato qualcosa di pulsante, urgente e potente – una riflessione profonda , ma di averlo semplicemente sfiorato, accarezzato, se va bene riconosciuto, cercato, ma perso. Qualcosa di simile agli sguardi persi per sempre delle “belle passanti che non siamo riusciti a trattenere”, bloccati in un attimo di eternità da poeti come Charles Baudelaire e Antoine Pol e…

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