Falso movimento, di Riccardo D’Anna

Falso movimento è il quarto romanzo di Riccardo D’Anna, saggista e scrittore romano. Un romanzo breve ma molto intenso. La trama è presto detta: il protagonista, un italiano, resta bloccato in Florida, dove si era recato per un congresso, a seguito degli attentati dell’11 settembre alle Torri Gemelle. Non sapendo come impegnare il tempo decide di andare a Disneyworld, che è lì nei pressi, e di andare a trovare un parente di sua moglie, personaggio misterioso di cui nemmeno i parenti più stretti sanno molto. Ma la narrazione va ben al di là della trama. D’Anna racconta, in una serie di sapienti flashback e squarci su varie vicende della storia italiana – quello che vive nell’intimo il protagonista. E lo fa costruendo un romanzo, per usare le sue stesse parole, “a ragnatela, a mosaico. L’artificio su cui si regge è la sovrapposizione spaesante fra una prima e terza persona“ Una sorta di dialogo filmico, potremo dire, che narra – tanto in soggettiva quanto da un punto di vista esterno – le vicende esterne che accadono e che, per forza di cosa, si ripercuotono nel protagonista. Ma Falso movimento non è nemmeno un romanzo psicologico. È, se vogliamo essere sintetici, una narrazione pulita e ben scritta che, giocando con i protagonisti, rimanda al lettore e costituisce, così una specie di confronto (un falso movimento , appunto) tra il protagonista (o i protagonisti) e chi legge. Del resto un buon libro deve fare anche questo: farsi leggere e far sì che il lettore si legga. A mo’ di conclusione riporto due passi del libro. La prima che getta un po’ di luce sul come il libro è stato costruito: La lima scende dentro il distale ruotando leggermente. Ripulisce. Devitalizza il nervo. Ci sono canali facili, aperti come strade e cunicoli bui…

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