Festival di Internazionale a Ferrara: la creatività al potere, ruolo e futuro delle riviste letterarie

E’ davanti agli occhi di tutti, almeno di quelli che gli occhi li vogliono aprire, che questi nostri tempi sono dominati, a livello comunicativo e non solo, da media la cui capacità critica – probabilmente è meglio dire la volontà critica – è tendente allo zero. La televisione in primis, infatti, detta con autorità gli argomenti del dibatito culturale e politico, un dibattito che, proprio per questa ragione si fa sempre più inutile, disinnescato in partenza. In questo contesto, per molti versi disperato e disperante, che può facilmente alimentare poderose e più che giustificate ondate di pessimismo nichilista, c’è forse ancora qualche elemento di disturbo, qualche cellula impazzita e ingovernabile, intimamente e programmaticamente anarchica: è la rivista, la rivista letteraria in particolare. Italo Calvino diceva, nell’ultima delle pagine che compongono quel meraviglioso concentrato di saggezza che sono “Le città invisibili”, che il compito dell’intellettuale è quello di trovare, nell’inferno, qualcosa che inferno non è, e dargli spazio, farlo vivere. Questo è anche, probabilmente, il compito delle riviste letterarie, quello di creare fratture nella compatta inutilità della comunicazione

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