I poeti morti non scrivono gialli, di Bjorn Larsson

Cosa potrebbe mai accadere se al posto dei vari Steig Larsson, Camilla Lackberg o Henning Mankell, una importante casa editrice svedese commissionasse un romanzo poliziesco a un grande poeta? E se quest’ultimo, una volta aver accettato e averne scritto una buona parte, venisse trovato dal suo editore, poco prima di firmare il contratto, impiccato sul battello in cui viveva, nel porto di Helsingborg? La risposta è molto semplice, sareste alle prese con una bellissima avventura targata Bjorn Larsson , lo scrittore svedese che troppa gente confonde ancora con il suo scadente omonimo Steig, un grande della letteratura contemporanea che con questo suo ultimo libro – intitolato I poeti morti non scrivono gialli e pubblicato come da abitudine dalla casa editrice Iperborea – conferma ancora una volta di essere un maestro. Seppur il sottotitolo del libro sia, un po’ ironicamente, «una specie di giallo», l’intreccio che il lettore si ritrova, dapprima a scoprire lentamente, poi a inseguire e divorare, è un grandissimo giallo, estremamente ricco, sofisticato e ben costruito . Ci sono infatti tutti gli ingredienti che servono per il genre, ma c’è anche, e soprattutto, molto di più. In una intervista concessaci durante il Festival di Mantova (che ritrovate seguendo questo link ), Larsson ci ha rivelato di non credere assolutamente nei generi, colpevoli di formare nella mente del lettore degli inutili e dannosi pregiudizi. Dopo un weekend di intensa lettura, passato a divorare le 353 pagine di questo libro, posso senz’altro capire quello che Larsson intendeva quando mi parlava della letteratura di genere e mi spiegava il perché si sia messo a giocare con i moduli del giallo, vale a dire per metterli alla prova, per liberare un genere ormai consumato e inaridito da un recinto inutile. Bene, a libro letto, non si può certo dire che non ci sia riuscito, anzi. Questa «specie di giallo», infatti, oltre all’appassionante filone investigativo che scorre dall’inizio alla fine, riesce a contenere molto altro. Prima di tutto l’ironica, ma estremamente realistica rappresentazione di un mondo editoriale ipertrofico e decadente, che insegue i profitti e che dimentica…

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