I sonnambuli, di Paul Grossman

Raccontare l’orrore di uno dei periodi storici – gli anni Trenta e Quaranta – più frequentati dalla narrativa senza cadere nella ripetizione, non è cosa facile. Eppure, Paul Grossman con un thriller ci riesce: I sonnambuli , edito per i tipi TimeCrime (Fanucci). Siamo nella Berlino del 1932 – perfettamente ricostruita –, la repubblica di Weimer è agli sgoccioli e inizia a diffondersi l’idea dell’uomo nuovo che può riportare in auge il popolo tedesco, dopo la disfatta della Prima Guerra Mondiale. Ma iniziano a diffondersi anche altre idee sugli ebrei, gli zingari e via dicendo. E proprio un ebreo, Willi Kraus, è il più celebre poliziotto della Germania per aver scovato e arrestato un killer chiamato Il divoratore di bambini. Una storia agghiacciante che ha fatto di Willi una persona rispettata e conosciuta. Ma ciò che Willi sta per affrontare è ben altro. Tutto inizia con il ritrovamento di un cadavere nel fiume Hevel, vicino a Spandau (fuori Berlino); la vittima è una giovane donna. Quando raggiunge la scena del crimine, un fatto salta agli occhi di Willi: le gambe della donna sono al contrario. Un macabro dettaglio che è molto di più di un indizio. Le ipotesi possono essere le più svariate: è un pazzo (come il divoratore dei bambini), magari un medico andato fuori di testa, oppure c’è qualcos’altro…

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