Il futuro dei libri è nella "lettura sociale"

A quanto pare “il futuro dei libri è nella lettura condivisa”, e le cosa non ci stupisce troppo visto l’interesse che gira intorno ai social network e alla loro “estrema manegevolezza”. Si tratta infatti (a volerne scoprire il “lato libresco” a tutti i conti) di vere e proprie “librerie delocalizzate” che permettono la rapida creazione di comunità culturali. Gruppi di persone che condividono la propria passione, si informano sui loro tomi preferiti, si scambiano dati, organizzano eventi e creano persino esperienze di racconti “a più mani”, digitali naturalmente, per non parlare delle fortuna delle tablettes che facilitano ulteriormente l’esperienza di lettura digitale e del proliferare di e-book. Questa teoria, di per sé né nuova, né tanto meno inaspettata, è però sostanziata da dati concreti che fotografano una situazione ben più mutevole e concreta di quanto possa apparire. E’ la stessa Claire Amitstead , coordinatrice del canale Twitter dedicato ai libri dell’autorevole The Guardian , a “dare i numeri” che aiutano a cogliere meglio

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