Il libro digitale, simbolo del cambiamento o segno dell’apocalisse letteraria?

Che il mondo non si divida unicamente tra “apocalittici e integrati” (secondo la sempreverde definizione di Umberto Eco), lo avevamo già capito da tanto tempo, ma ciò non toglie che il fronteggiarsi diretto di due posizioni estreme sia caratteristica ancora presente ai giorni nostri, dove persino l’equazione più giovane=integrato si capovolge. Un esempio eccellente di vis-à-vis calato nella realtà del libro digitale ce lo danno due scrittori contemporanei: Apocalittico : il “pessimista edonista” Frédéric Beigbeder , classe 1965, accanito oppositore della letteratura digitalizzata, che nel suo “Premier Bilan après l’apocalypse” , non esita a gridare “alla morte del romanzo” che seguirà inevitabilmente quella del supporto cartaceo che lo contiene: La lettura di un romanzo richiede del tempo, una poltrona e un codice (inteso come oggetto, libro rilegato del quale girare le pagine): provate a leggere A l’ombre des jeunes filles en fleurs cliccando su un iPad e poi ne riparleremo. Coloro che hanno concepito il libro elettronico credono così poco al romanzo che il testo di Proust…

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