Il sogno dell’auto-pubblicazione

Fino a qualche decina di anni fa, per pubblicare un libro, non c’era altro modo che convincere un editore a farlo. E l’operazione era lungi dall’essere semplice. Dopo migliaia di telefonate, appuntamenti rifiutati, manoscritti inviati e sequele di porte in faccia, lo scrittore medio, come anche quello dal talento misconosciuto, spesso si rassegnava per ritirarsi a meditare sul da farsi, e in certi casi l’abbandono della scrittura veniva di conseguenza, a meno che non si disponesse di ingenti risorse economiche da dedicare all’avventura… ma questa è un’altra storia. Oggi il panorama è indubbiamente cambiato. Stampare un libro in proprio è diventata non solo una pratica rapida e facile, ma spesso la vera e propria “panacea di tutti i mali”, che permette a testi di ogni tipo di vedere la luce, come “bambini in provetta” fatti nascere ad un ritmo incessante. Salvo poi rendersi conto, che non basta possederne l’aspetto e un codice ISBN per essere un’opera letteraria. Dietro un capolavoro di parole c’è bene altro. Ciò non toglie che la “via democratica dell’auto-pubblicazione”, ha reso possibile una concorrenza che potrebbe indirizzarsi verso un circolo virtuoso, a patto di saper filtrare qualitativamente i frutti di un tale “raccolto ipertrofico”. Lungi dal sogno, si tratta forse di una speranza, destinata a giacere in copie, ma soprattutto a diffondersi in versione e-book. Superata la fase iniziale, nella quale chi decideva di “produrre in proprio” passava per un vero presuntuoso, e di conseguenza non degno d’ascolto, la situazione attuale è assimilabile ad un “campo di battaglia” in cui a vincere non sono necessariamente i migliori, ma i più “web-inseriti”. E’ così che si spiegano infatti alcune parabole di successo contemporanee come …

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