Io sono un gatto, di Natsume Soseki

“..era il primo individuo appartenente alla specie umana che vedevo in vita mia. Che creatura curiosa, pensai…Tanto per cominciare il viso, invece di essere coperto d peli, era liscio come una teiera…come se non bastasse, nel bel mezzo della faccia aveva una protuberanza esagerata”. Che tipo di romanzo vi aspettereste di leggere, se a scriverlo fosse un gatto? Se ci riflettete bene, una risposta univoca non può esserci. Ogni felino ha il suo carattere e le sue maniere. Dipende poi dal periodo storico e dall’ambiente famigliare che gli è toccato vivere, ovviamente. Questa credo sarebbe la risposta compassata del gatto protagonista di Io sono un gatto , di Natsume Soseki. Un felino stoico, nobile nell’anima e sdegnoso delle abitudini degli umani oltre ogni dire che, costretto dalla fame, accetta di alloggiare nella casa della famiglia di uno strambo professore giapponese vissuto agli inizi del secolo. In casa la vita scorre – sotto gli attacchi della sua gustosa ironia – piuttosto monotona. Fra le sgarberie della serva O-san, i battibecchi fra il professore – che finge di essere un gran erudito ma in realtà chiuso in biblioteca, la sera si addormenta sui libri – e sua moglie, che sembra non abbia niente altro da fare che star dietro ai persi pettegolezzi sulla vita sentimentale delle varie conoscenti, come la figlia dei Kaneda, o in attesa delle visite…

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