Ishtar 2. Cronache del mio risveglio, di Antonia Arslan

Chi arrivava pian piano alle mie spalle? Non una presenza malvagia, né ostile.Qualcuno che silenziosamente, senza toccarmi, mi annunciava che veniva di lontano, con ali piumate ma senza sorriso, e ordinava: “Combatti” Solo una lettera distingue Istar 2 – il nome di reparto di rianimazione – da Ishtar, “la dea del Pantheon assiro…colei che è chiamata l’Argentea, la Signora della Luce Risplendente”. E’ lo scarto fra realtà e sogni – visioni che sono “avventure del cuore” – separate solo dall’esile ‘terra di mezzo’ abitata dai nostri corpi. Basta un piccolo intoppo (un sassolino invadente, un ‘calcolo’ dicono i medici) e quelle porte si spalancano, per Antonia Arslan, la scrittrice autrice di La masseria delle allodole e la Strada di Smirne . Una mattina, mentre stava leggendo una recensione non positiva al suo libro, su un grosso giornale, infatti, succede: i dolori alla schiena insopportabile, il ricovero, la rianimazione. Un romanzo dall’atmosfera onirica, che ci mostra, come un’Apocalisse ad uso privato, una teoria di immagini al centro di ognuna delle quali c’è un enigma da rivelare. Un enigma che si schiude agli occhi se le si guarda meglio, in un gioco di associazione con altre immagini, con ricordi, con il proprio nome. Arslan infatti narra il suo lungo periodo passato in coma vigile, attorniata di presenza impalpabili come bambagia, che le ripetono, come fili appesi alle pareti, opprimenti su di lei, che “non ce la farà mai”, o il leone (Arslan vuol dire proprio leone) che viene a visitarla, “sorridente e maestoso”. Poi le mani della figlia, solitamente ritrose, che scendono ad accarezzarle il capo, mentre si ha sete e non si può dirlo, perchè la voce non obbedisce più…

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