L’anello dei ghiacci, di Michael Ridpath

Le fonti che hanno influenzato Tolkien per la stesura del suo capolavoro, Il Signore degli anelli , si sa, sono state molte. Tanto per citarne qualcuna: religione, filologia, fiabe e saghe del nord Europa, in particolare La saga di Volsung, e poi Wagner, Beowulf e i fratelli Grimm, e così via. Supponiamo, però, che la vera fonte d’ispirazione per Tolkien non fosse tra queste, ma fosse un’antica saga islandese: la saga di Gaukur. È da qui che parte L’anello dei ghiacci , di Michael Ridpath, appena uscito per Garzanti. La saga narra di due fratelli, Isildur e Gaukur, che rimangono orfani di un padre che parte per la Norvegia per andare a trovare uno zio. Il padre, invece, rimarrà fuori casa per anni; partecipa alle spedizioni vichinghe; muore in uno scontro con il figlio di Gandalf. Secondo le usanze, Isildur si reca dallo zio e quindi da Gandalf per pretendere un risarcimento e qui scopre che in realtà il padre è andato fuori di senno a causa di un anello maledetto, l’anello di Andvari, latore di malvagità che travolgerà anche Isildur e poi Gaukur, ma con esiti diversi. Torniamo a oggi, e supponiamo che La saga di Gaukur sia andata a finire, anche in maniera piuttosto subdola, nelle mani di…

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