La guerra della memoria nell’Italia di Berlusconi, Bossi e Fini. Saggio storico di Aram Mattioli

Coltivare la memoria è un dovere. Non per una sorta di sterile nostalgia o per sfoggio di erudizione, ma perché noi oggi siamo quello che siamo (nel bene e nel male) anche grazie – o purtroppo, fate voi – a quello che siamo stati. Non parliamo di determinismo, ovviamente, ma della libertà di ogni essere umano che, volente o nolente, si colloca all’interno di una storia e di ben precise coordinate politico culturali che ci vengono da ieri, passano per l’oggi e arriveranno a domani. Il passato non è nelle nostre mani. Ma il presente e il futuro sì. Ed è in questo contesto che la memoria deve essere coltivata. Un aiuto in questa coltura è il saggio di Aram Mattioli – docente di storia contemporanea all’Università di Lucerna – pubblicato da Garzanti con il titolo di “Viva Mussolini!”. La guerra della memoria nell’Italia di Berlusconi, Bossi e Fini . Questo studio parte dalla convinzione che ci sono buoni motivi di ritenere che i casi di revisionismo degli ultimi anni siano chiari indicatori della sensibilità interna al Bel Paese; essi non vanno considerati semplicemente come scivoloni di singoli politici, ma sono piuttosto da analizzare come risultati e sintomi di una profonda trasformazione nella società, iniziata nella fase terminale della guerra fredda. Berlusconi non è diventato l’uomo più potente d’Italia solo perché il vecchio sistema partitico è crollato in seguito ai processi per corruzione, ma anche – e soprattutto – per quella che Alexander Sille ha definito “rivoluzione culturale silenziosa”. La nostra memoria (che, troppo spesso, potremo definire televisiva perché, come la televisione, macina macina e mai si ferma a pensare) potrebbe aver dimenticato la continua pesantezza della politica berlusconiana con le dichiarazioni di guerra continua che ogni giorno – in un …

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