La piccola ombra di Banana Yoshimoto

Questo libricino mi è caduto tra le mani mentre sistemavo una scaffalatura in una casa che mi ospitava per qualche tempo, l’ho letto il giorno dopo “una grande fatica universitaria”, uno di quegli esamoni insomma, che ti trascini dietro da un po’. E come per caso si è insinuato prepotente sfidando tutta la stanchezza accumulata nelle mie palpebre. L’ho aperto ed è andato via tutto d’un fiato, come solo le cose veramente buone. La sua struttura agile, i personaggi abbozzati in poche righe eppure incredibilmente ben disegnati, con gli spessori al punto giusto, le intime gioie e le “piccole ombre” del titolo. Tradimenti, amori, avventure, intrisi di uno sguardo a tratti complice, in altri solo apparentemente descrittivo, sullo sfondo della natura feroce dell’America del Sud. Ciò che mi piaceva di più dei viaggi in compagnia era il fatto che in quel modo si riusciva perfettamente a dimenticare la solitudine. L’unica responsabilità che ci si portava appresso era quella della propria vita e nient’altro. Ma nonostante ciò non ci si sentiva soli. In quella maniera si condividevano dei momenti banali che non avevano nulla di speciale. Quella felicità… quella tranquillità nascevano dal profondo dello stomaco per poi diffondersi in tutto il corpo. Sebbene non ci trovassimo affatto in un paese sicuro, eravamo molto tranquilli. La pulizia delle lenzuola, la luce soffusa, la grande finestra, un soffitto che non conoscevo, l’eco dello spagnolo che a basso volume fuoriusciva dalla TV. Sentivo caldo soltanto sulla superficie del mio…

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