La schiuma dei giorni di Boris Vian

E’ il solito libro che ti casca letteralmente nelle mani. Uno di quelli che magari hanno messo come lettura antologica di tua nipote che frequenta il liceo, uno di quelli che giaceva nel fondo della libreria da talmente tanto tempo che nessuno ne aveva più memoria, uno di quelli che devi leggere almeno tre volte nella vita, meglio se ad intervalli ventennali, insomma. Per Gianni Mura (ne La Repubblica – L’Almanacco dei libri del 16 aprile 2005 ) – Nella premessa al libro Vian dichiara: «La storia è interamente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi» – e nessuna affermazione potrebbe applicarsi meglio al testo. Si può rendere leggera una storia tragica e tragica una storia leggera. Boris Vian fa entrambe le cose ne La schiuma dei giorni. Compie e ricompie la sua operazione migliaia, forse milioni di volte nel corso dello stesso romanzo. Tre protagonisti dai nomi che cominciano per quella stessa c che da inizio alla parola catastrofe. Una giovinezza spensierata di un giovane rampollo parigino, fatta di starni strumenti musicali e di invenzioni strampalate, fatta di passeggiate da

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