La seduzione dell’altrove, di Dacia Maraini

“Io sono nata viaggiando. I miei primi ricordi sono memorie di viaggio…Non mi chiedevo perchè la mia piccola famiglia composta da un padre giovane e biondo…e da una madre giovanissima, fosse stata morsa dalla tarantola del moto perpetuo”. Era inevitabile che la scrittrice Dacia Maraini (attualmente candidata al Booker prize) ci regalasse prima o poi, una raccolta di scritti di viaggio come questa La seduzione dell’altrove. Infatti, già ci ha raccontato, come il padre Fosco, il Giappone che l’accolse a poco più di un anno di vita. Lì aveva degli antenati (in primis la nonna Yoi, “scappata di casa per andare in Persia, da sola” in un’epoca in cui le donne che lo facevano erano considerate matte o meretrici); lì passò duri anni infantili in un campo di concentramento. Era inevitabile anche per i numerosi viaggi che fece al seguito del suo allora marito, Alberto Moravia, e del loro carissimo amico PierPaolo Pasolini ( in fondo al volume, l’inedito “Sul lago Turkana con Alberto Moravia”). Affascinano, ad esempio, procedendo nella lettura del testo, le sue visioni dell’Africa (” un paradiso arcaico, lontanissimo nel tempo…sospeso nel vuoto di una memoria fuori dal cervello umano “) pur con i sensi di colpa che le avevano impedito, per anni, di visitarlo (” come indulgere al piacere di osservare gli ultimi animali selvatici, in un Paese che ha il 20 per cento di sieropositivi?” ). In ogni caso, per viaggiare al meglio è importante non farsi mai cambiare gli occhi, non abituarsi mai a quel che si scopre: “Ogni viaggio è una scuola di resistenza”, scrive Marguerite Yourcenar, “una scuola di stupefazione, quasi una ascesi, un mezzo per perdere i propri pregiudizi mettendoli…

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