L’alba di Talulla, di Glen Duncan

L’alba di Talulla , di Glen Duncan, appena uscito per Isbn, è il secondo romanzo di una trilogia horror già famosa. E questo secondo capitolo, scritto altrettanto bene del primo, per certi versi è anche meglio. A dire il vero, l’etichetta horror sembra piuttosto riduttiva per la complessità dei temi affrontati: la personalità complicata di una donna che scopre la sua libido, la maternità e l’accettazione della propria natura. Tanto per dirne qualcuno. Questa volta, infatti, Glen si è dovuto mettere nei panni di una donna: Talulla Demetriou, forte, bella, seducente e, soprattutto, licantropo – unico punto in comune con il protagonista del primo libro, Jacob. Per di più, Talulla è incinta. Infatti, la storia inizia con Talulla rifugiata in Alaska, aiutata dal suo amico Cloquet, e in preda a dolori laceranti, dato che ha in grembo una creatura che, come lei, è stata colpita dalla Maledizione di essere un lupo mannaro. La neo-mamma si sorprende a non provare alcun sentimento nei confronti del figlio che sta arrivando. Cosa strana, con ogni probabilità a metà strada tra l’umano e l’animalesco. E perciò soffre doppiamente. Il giorno (meglio: la notte) della trasformazione e proprio quando sta per dare alla luce il suo bambino, il cottage in cui si sono rifugiati viene assalito dall’altra maledizione che affligge il mondo: i vampiri, i quali non hanno per niente in simpatia i lupi mannari. Anzi. L’attacco è veloce e violentissimo. Ciononostante, Talulla, difesa da un folto branco di lupi che la sorvegliano e naturalmente da Cloquet, riesce a partorire. Un maschio. A differenza di quanto riescono a fare Cloquet e i lupi, lei non riesce a proteggere suo figlio che, difatti, viene rapito dai vampiri. Ma non è finita, perché adesso Talulla capisce la causa di tanto dolore provato prima del parto: il maschio non è figlio unico. Ha …

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