Le più belle pagine d’amore. Oscar e Alfred (De Profundis)

Non è una lunga lamentazione sulle sofferenze del carcere, il De profundis di Oscar Wilde. A chi non conoscesse questa splendida opera scritta in prigionia a Reading – dove Wilde finì ultraquarantenne con l’accusa di omosessualità per aver amato Alfred Douglas – consiglio di recuperare la lacuna. Si tratta infatti di un testo, una lunga lettera in pratica, in cui l’autore svela la sua profondità, la sua umanità, la sua vocazione all’arte, la sua fede nella verità – che ai tempi, lo sappiamo, costava carissimo – di un amore che lo aveva portato, fra l’altro, alla rovina economica ( per soddisfare i capricci del ragazzo, a cui fra l’altro si riunì una volta uscito dal carcere). Wilde e Alfred tornarono insieme, ma in carcere lui lo accusa di suoerficialità e di poca compassione nei confronti della sua vicenda (fra l’altro si misero in mezzo anche i genitori di Alfred), componendo uno dei più bei inni all’amore, al significato della sofferenza, all’umiltà, che ci abbia regalato la storia della letteratura. “Solo i peccati dell’anima sono vergognosi. Credi davvero di essere stato degno dell’amore che ti portavo in un qualsiasi periodo della nostra amicizia, credi che per un solo momento io abbia pensato che tu lo fossi? Sapevo che non lo eri. Ma l’amore non si contratta al mercato né lo si misura con la bilancia del truffatore. La gioia che da esso ci proviene, come la gioia…

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