"L’uomo che manca" di Giovanni Dozzini

A Nocera Umbra c’era un uomo, Altim Popi. Un’età indeterminata a cavallo tra i trenta e i quarant’anni, ma più vicino ai secondi, soprattutto a causa del corpo sfibrato dall’attività massacrante che conduce. Un muratore albanese che lavorava spaccandosi la schiena come al solito. Un’esistenza normale. Una vita di fatica e di piccole soddisfazioni familiari. Due figli. Una moglie. Un cantiere. Un padrone. Poi l’irreparabile. Un incidente grave che lo porta a due passi dalla morte. “L’uomo che manca” è la sua storia. Un susseguirsi di disperazioni e ingiustizie, di “momenti virtuosi di lode” che fanno onore ai “medici combattenti” e di piccolezze ai limiti del disumano di chi, da “questa brutta vicenda”, cerca solo di uscirne fuori il prima possibile e soprattutto di fare l’impossibile affinché i lavori procedano come al solito. Perché in fondo cosa gliene importa ai

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