Oggi scopro la tua presenza in tutta la foresta. Una poesia di Tagore

La vita è sempre attesa, lo sappiamo bene: attese piacevoli e dolorose, attese colme di speranze e cariche di paure. L’attendere a volte è breve, mentre altre volte è lungo, lunghissimo che sembra del tutto inutile. Può succedere che però sia necessario cambiare punto di vista per rendersi conto che l’attesa è divenuta presenza. È un po’ quello che ci suggerisce di fare Tagore in questa poesia tratta dalla raccolta Petali sulle ceneri . Il poeta ricorda il mese di marzo che è passato, le languide ore di attesa e il fatto che nulla accadesse. Ma poi riesce a scoprire la presenza che cercava in tutta la foresta che lo circonda e a guardare la realtà con occhi nuovi. Poco tempo fa, durante le languide ore del mese di marzo, t’aspettavo invano. Vieni adesso con la stagione del monsone e fai vibrare nel mio cuore la musica del temporale e dei venti impazziti! In quei giorni passati di marzo credevo d’averti visto scivolare sopra i fiori dei campi trascinandoli tra le pieghe del tuo fluttuante vestito. Credevo d’aver sentito il tintinnio dei tuoi braccialetti, d’aver respirato il tuo dolce profumo, lungo i viali del giardino… Oggi scopro la tua presenza in tutta la foresta, vedo i tuoi capelli come un’ondata scura che si dipana in cielo. Pieghi su di me la tua magica ombra e io colgo la risonanza d’un grave cerimoniale. Gli abiti leggeri che avevo preparato per te sono una piccola offerta. Non ho ancora saputo far cantare il mio lutto come converrebbe alla tua celebrazione. Ma posso intuire, io che ti preparavo una chiara unione, che

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