"Pane nero" di Miriam Mafai

Miriam Mafai è “saltata all’onore delle cronache” proprio in questi giorni, per la sua dipartita . Se ne è andata solo ieri, e per ricordarla mi è venuto in mente uno dei suoi libri. Un testo dal titolo dolce e amaro, come la sua esistenza, fatta di determinazione, impegno instancabile e sorrisi, ma anche un testo di liberazione e di rinascita. “Pane Nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale” , racconta la storia di una “folta schiera” di personaggi femminili che ebbero il coraggio, grazie anche alla “spinta della Guerra”, di affrancarsi dal tradizionale ruolo di mogli e madri modello, per “calarsi nelle maglie della storia” ed intervenire direttamente sul loro futuro. Furono proprio loro, “infaticabili militanti di un esercito invisibile”, “ragazze, operaie, mondine, borghesi e principesse, ebree e gentili, fasciste e partigiane, pescecane e borsare nere” a districarsi tra la paura e i bombardamenti e a sormontare la durezza delle macerie a colpi di “pane nero”. Seppero tenere strette ed unite le “compagini umane” sconvolte dal conflitto, si fecero forza e mobilitarono tutte le risorse nascoste per ricostruire un paese piegato, e, soprattutto non persero mai la speranza, una dote preziosa che le avrebbe aiutate nella successiva stagione di lotta, che le vide impegnate sul campo per conservare quelle libertà che l’orrore aveva consegnato loro, suo malgrado… C’è, nei confronti delle donne che hanno partecipato alla Resistenza, un misto di curiosità e di sospetto… E’ comprensibile … che una donna abbia offerto assistenza a un prigioniero, a un disperso, a uno sbandato, tanto più se costui è un fidanzato, un padre, un fratello… L’ammirazione e la comprensione

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