Piccola riflessione sul tema del Festival Letterario Officina Italia

E’ cominciata oggi (per durare fino a sabato 22 ottobre) la quinta edizione del Festival Letterario Officina Italia . Il titolo pizzica la mente: Milano è o non è “La capitale immorale” d’Italia? La domanda non potrebbe essere più scottante proprio per la sua “bruciante attualità”. Il tema è troppo importante per restare ancora inevaso, probabilmente è quello che hanno pensato anche Alessandro Bertante e Antonio Scurati , gli organizzatori, consci di attirare polemiche e desiderosi di “smuovere coscienze troppo a lungo assopite”. Uno scopo sicuramente ambizioso, in tempi di “magra” culturale che rigurgitano prodotti scadenti e promozioni lucide di un marketing editoriale fin troppo sicuro di se, ma un percorso da ribadire necessariamente. Perché se in un ampio sottobosco di validissimi autori del Sud (e vi assicuro che nella stessa Napoli dove ho vissuto e studiato, sono una realtà che lotta costantemente contro l’emarginazione), la “questione meridionale” , a quasi centoquaranta anni dalla sua prima laconica enunciazione, resta ancora attuale, le responsabilità non vengono solo dalla parte bassa dello stivale. Non riesco a dimenticare l’amarezza e la forza delle parole proferite nel dicembre 2010 a Piazza Bellini , pieno centro storico partenopeo, da Flavia Balsamo , una giovanissima scrittrice napoletana dalla penna fertile e immaginifica. Quando le chiesi quale futuro vedeva per i tanti autori che come lei “facevano i salti mortali” per continuare a scrivere, nonostante le scarsissime possibilità di veder pubblicati i propri lavori, mi rispose che

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