Recensione di Marina Bellezza di Silvia Avallone

Il secondo romanzo dell’autrice biellese divenuta famosa con Acciaio, è la storia di amore tra due trentenni al tempo della crisi. Tra le pagine, nascono quesiti fondamentali: quali sono i valori dominanti e quali i vincenti? E ancora, esiste veramente l’amore per sempre? Anche il secondo romanzo di Silvia Avallone, Marina Bellezza , è presto diventato un habitué delle classifiche di vendita italiane; vi avevamo dato un’anticipazione in questo post , a proposito del nostro incontro con l’autrice ed ora ecco cosa pensiamo del libro. La storia è quella di un amore contemporaneo che sotto la superficie dei bisogni indotti, mantiene valori dal sapore antico; starà al lettore decidere se si tratta di aspettative canoniche (l’età dei protagonisti, lo consente), se sia realistico oppure in fin dei conti, una bella ma improbabile fiaba post-moderna. Ma eccovi l’incipit del romanzo: Un chiarore diffuso risplendeva da qualche parte in mezzo ai boschi, a una decina di chilometri dalla strada provinciale 100 stretta tra due colossali montagne nere. Era l’unico segnale che una forma di vita abitava ancora quella valle, sul confine nudo e dimenticato della provincia… Appunto, il confine nudo e dimenticato della provincia è il perno centrale della vicenda, dove la provincia è simbolo a mio avviso, anche di una certa categoria di sentimenti; quelli che stanno a margine, secondari e ibridi. Ancestrali. Di norma non considerati, eppure presenti e attivi sul modo di relazionarci in un mondo dove la bussola è orientata sempre verso soldi, fama e successo. A volte semplicemente, verso il televisore . Che è il veicolo supremo per diffondere nuove abitudini e linguaggi; la tv è il finto e scintillante sfondo della storia, ma non vorrei qui demonizzarlo troppo questo oggetto, talmente diffuso da essere parte dell’inconscio collettivo. Il nuovo inconscio a cui il protagonista maschile si ribella, andando a gestire una fattoria di montagna e restando ancorato all’idea di un amore assoluto per quella donna lanciatissima…

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