Salone del Libro di Torino 2012: riflessioni (in rete e non)

La venticinquesima edizione del Salone del Libro di Torino si è chiusa. Stando al comunicato stampa finale l’edizione di quest’anno ha visto la “rivoluzione della piccola editoria”: I piccoli editori sono da sempre una delle grandi ricchezze del Salone di Torino, perché offrono una grande varietà di titoli difficilmente reperibili altrove; esprimono la vivacità e la ricchezza creativa dei territori italiani; e al Salone riescono a proporre la loro produzione accanto ai big dell’editoria. Tuttavia patiscono più di ogni altro la congiuntura economica in termini di vendite; i costi di partecipazione al Salone; la minore capacità di proporsi con appeal ed eventi; la frammentazione e difficoltà a fare massa critica. Il Salone raccoglie con convinzione le loro istanze e dal 2013 intende rinnovare radicalmente le modalità della loro presenza a Torino. Come per tutti gli eventi (grandi o piccoli) le impressioni sono diverse. Molti visitatori puntano il dito sul discorso “biglietto di ingresso”: è una nota dolente per tutti i festival letterari. Personalmente sono sempre stato dell’idea che sia meglio far pagare una sorta di “biglietto di uscita”: se hai comprato almeno un libro non paghi nulla, se non hai comprato libri paghi…

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