Si chiama Francesca, questo romanzo, di Paolo Nori

Da qualche giorno è di nuovo nelle librerie, grazie a Marcos y Marcos, Si chiama Francesca questo romanzo , uno dei più quotati di Paolo Nori , scrittore parmense che ha fatto del proprio stile aderente al parlato, anacolutico e ripetitivo una vera e propria bandiera. Se avete mai avuto occasione di sentire Paolo Nori leggere i suoi scritti vi sarete senz’altro chiesti, da tanto quell’operazione di lettura risulti naturale, come mai non ne producano direttamente degli audiobooks (su ilpost.it trovate degli estratti letti dall’autore ). Protagonista di questo libro vorticoso – sia nello stile, come al solito a pioggia, sia nella costruzione avvolgente, è ancora una volta Leandro Ferrari. Per molti versi Leandro e Paolo si assomigliano, come spesso capita nella letteratura che si nutre della linfa vitale e delle ossessioni dell’autore che la mette in pagina. Ma a differenza di altri grandi narratori dell’ossessione, Paolo Nori sembra divertirsi a mettere sul palcoscenico della sua finzione il suo Leandro, personaggio un po’ impacciato un po’ pazzo, assillato dalle voci che sente nella testa e innamorato di Francesca. Qualcuno potrebbe pensare che lo stile di Nori sia istintivo, raggiunto con facilità dall’autore perché aderente al parlato, quasi grossolanamente. Io non credo che sia così, credo che dietro alla voce di Leandro ci sia un lavoro mica da ridere di Paolo, che spesso dimostra nelle sue pagine di amare le circonvoluzioni logico-linguistiche. È questo il caso della pagina più bella del libro (pp. 110-111), quando Leandro si fa travolgere dalla confusione e dall’emozione mentre parla…

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