Si può fare, di Birgit Vanderbeke

Si può fare. Ottimo motto, nella vita. In una ottima forma letteraria, ce lo spiega Birgit Vanderbeke nel suo Si può fare , che cosa voglia dire. E lo fa con le mani da addetto all’officina – quelle in cui lo sporco è incorporato nella pelle e non lo levi più – di Adam. Adam, che è il compagno di una logopedista proveniente da una famiglia borghese in cui il padre non si è mai azzardato neanche a puntare un chiodo nel muro (“Se no il personale cosa ci sta a fare?” come avrebbe detto sua madre). Una che mentre i suoi compagni di università si dicono di sinistra finchè è utile esserlo, all’università, lei la sceglie sulla sua pelle, la vita alternativa, con Adam. Adam che passa il tempo a raccattare vecchi rottami da cui ricava ottime lavatrici o si mette in panchina lo scheletro liberty di una panchina, anche se loro – con i loro due figli di cui i nonni dimenticano regolarmente i compleanni – non hanno neanche…

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