Mattone su mattone: libri voluminosi che vale la pena di leggere

Come reagite alla vista di un ‘mattone’? Dicesi tale, in senso dispregiativo in genere, di un testo molto voluminoso, diciamo dalle 500-1000 pagine in su. Se siete lettori Doc la sfida in certi casi non può che appassionarvi. Chi si sognerebbe di dire, dopo averlo letto e amato, che Anna Karenina è un mattone? Vabbè, faccio un esempio che mi conquisterà una maggioranza di assensi più solida: Il Signore degli Anelli, voi che lo adorate, lo considerereste mai un ‘mattone’? Certo quando poi si tratta di dare dei consigli di lettura ad altre persone la sfida è più ardua: come riuscire a superare le perplessità di qualcuno riguardo lo splendido Vita e Destino? In genere la scelta del ‘mattone’ si accetta se si tratta di un classico o di un best seller di chiara fama (tipo I Pilastri della terra, La cattedrale del mare…etc). Secondo voi l’estate consiglia la lettura del mattone? A un primo ragionamento sembrerebbe di no (almeno a guardare la lista dei libri più venduti in questo periodo) però io non so perchè quest’estate la sto dedicando alla riscoperta di tomi voluminosi, non necessariamente dei best seller dell’ultimo minuto. Ho recuperato Mondo senza fine di Ken Follett (il seguito dei Pilastri della Terra, ineguagliabile. Mondo senza fine si fa leggere con piacere, ma tende alla telenovena, nella mia modesta opinione) e dell’appassionante giallo La quarta verità, di Ian Pearson. Voi? Mattoni che avete amato e che consigliate a spada tratta? Mattone su mattone: libri voluminosi che vale la pena di leggere

Antonio d’Orrico pubblicherà un romanzo

Un critico italiano ha scritto un romanzo, che uscirà in autunno per Mondadori. Di per sé potrebbe non sembrare nemmeno una notizia, se il critico in questione non fosse Antonio d’Orrico , uno dei più popolari giornalisti culturali dello stivale. Il titolo è abbastanza un programma: “ Liberamente ispirato “, e intorno alla sua trama c’è un piccolo giallo: la Mondadori ha fatto girare un comunicato in cui il romanzo veniva definito romantico-psicologico, composto da storie che il protagonista racconta al suo psicanalista. Poi c’è stato un secondo comunicato, nel quale il libro

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Ebook vs editori?

La notizia è di quelle che fa riflettere: Amazon ha firmato un accordo biennale con l’agenzia letteraria Wylie per la distribuzione esclusiva sul Kindle di libri importanti come Territori Londinesi di Martin Amis, Finzioni di Borges e di autori quali Philip Roth, Orhan Pamuk, John Updike, Salman Rushdie e altri. In pratica Andrew Wylie (agente letterario soprannominato “lo sciacallo”) ha bellamente scavalcato gli editori ed è diventato unico intermediario tra autore e negozio (seppur virtuale), creando una sorta di editrice a cavallo tra l’agenzia letteraria e Amazon (dal nome evocativo Odyssey Editions ), che in un solo giorno ha avuto fama mondiale a costo zero. Chapeau . La questione di fondo, secondo Wylie, è che le case editrici, a fronte di costi di stoccaggio e distribuzione quasi nulli, godono di royalty molto alte. Come dice Tom’s Hardware , “le regole del gioco vanno riscritte, o forse rielaborate in chiave digitale per la prima volta”. L’accordo è significativo per diversi motivi: il sempre più costante avanzamento del self publishing (che, come dice Mike Shatzkin, è un fenomeno “ sempre più ubiquo e rispettabile; se questo non è già il peggior incubo degli editori, dovrebbe diventarlo ”), il concetto di eBook che non rimane un qualcosa di secondario rispetto al cartaceo, ma ha una propria fisionomia; un rapporto diretto tra scrittore e pubblico, senza l’intermediazione della casa editrice (con tutti i pro e i contro di questo aspetto: chi garantisce che un testo pubblicato è valido?); l’importanza del contenuto dell’eBook e dell’eReader, al di là dell’estetica e delle mille cose (spesso inutili) che gli aggeggi elettronici fanno; infine, la necessaria risposta ad un quesito sempre più impellente: qual è il lavoro di un editore? Dice Giuseppe Granieri su La Stampa : “La prima battaglia si combatte sul piano culturale, quello che accredita e amplia il mercato in…

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Nel mare ci sono i coccodrilli, di Fabio Geda

Ci avrei dovuto mettere di più, a leggere la storia di Enaiatollah Akbari. E’ che io sono fatta così: quando le ’storie’ mi appassionano le butto giù, tutto d’un fiato. Invece la vita di Enaiatollah, raccontata da Fabio Geda in “Nel mare ci sono i coccodrilli” (Baldini Castoldi Dalai), avrebbe avuto bisogno di essere sorbita, lentamente. Il fatto è che il racconto mette sete, e tanta. Perchè si tratta di una storia che è sudore, lacrime, botte, affetto, scritta nella carne di un ragazzo afghano in fuga dal suo paese verso un posto in cui possa sentirsi a casa. Ovvero un posto da cui non gli venga più voglia di fuggire. Enaiatollah che ha dieci anni, circa, quando un mattino al risveglio scopre che la madre è andata …

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