Moby Dick di Herman Melville

Moby Dick di Melville è al secondo posto nella top-ten dei libri letti finora. Il suddetto autore è un tipo veramente tosto, quello che racconta è esperienza pratica, vita di tutti i giorni per lui che ha solcato i mari a caccia di balene. Ciò che più mi ha colpito di questo cult assoluto è stato il modo di trattare l’argomento “balena”, ultimo grande simbolo dell’illusione immaginativa. Melville analizza ogni aspetto del mastodontico mammifero, come dimostra l’indice del libro, suddiviso in centotrentacinque capitoli: “Cetologia”, “Il solcometro e la sagola”, “La testa del capodoglio: schizzo comparativo” e così via fino all’ultimo epico capitolo: “La caccia. Terzo giorno”, che con l'”Epilogo”, forma una specie di crepuscolo degli dei letterario. Concluso il libro, l’idea/oggetto “balena” assumerà per voi un peso centotrentacinque volte superiore a quello che avevate prima di iniziarlo. Il tutto in una prosa moderna (per l’epoca). Ineguagliabile. Cinquecento pagine intense.

Moby Dick, Herman Melville, 1851.

Moby Dick, Herman Melville, 1851

Recensione di Montag

Castelli di rabbia di Alessandro Baricco

Il primo libro che ho letto di Alessandro Baricco. Mi era piaciuto tantissimo allora, l’ho riletto qualche anno fa e non sono più riuscito a finirlo…

Belli i personaggi (il pazzoide sognatore romanticamente illuso Pekisch su tutti) però alla fine la leziosità di Baricco prevale sulla sua indubbia capacità di saper raccontare una storia. Contiene comunque alcuni momenti a mio avviso molto alti.

Castelli di rabbia Alessandro Baricco

Recensione di Nicola Boschetti

Branchie di Niccolò Ammaniti

Libro comprato per caso e letto sul dondolo, d’estate. Dopo un inizio triste e angosciante, il racconto prosegue in un’escalation di follia fino al finale a sorpresa. E’ stato uno dei pochi libri (insieme al mitico “La versione di Barney”) che mi ha fatto ridere davvero, sonoramente (se qualcuno ti vede ridere mentre leggi un libro pensa che sei un pazzo…).
Opera primis di quello che si rivelerà il migliore tra i giovani autori italiani con i romanzi “Ti prendo e ti porto via”, “Io non ho paura” e “Come Dio comanda”.
Consigliato.

Branchie, Niccolò Ammaniti, 1997.

Branchie
Copertina del libro

Recensione di Montag

Aspetta primavera, Bandini di John Fante

Prosa spedita e lineare, descrive la testimonianza autobiografica e romanzata di John Fante. Con ironia e occhio cinematografico Fante racconta la vita di Arturo, maccarone o broccoletto nella vecchia grande America.
Suo papà Svevo è uomo rude, cresciuto in Abruzzo ma già con cittadinanza americana. La mamma, Maria Toscana, condanna il marito a vivere come un randagio, sospettandolo di tradimento.
Intanto il Colorado è sotto la neve.
Arturo accudisce i fratellini a suo modo: il mitico August (che adesso sarà arciprete) e Federico.
Nel frattempo sogna il suo amore: Rosa. E adesso viene Natale… e la nonna.

Fante è di facile lettura ma molto intenso, sintesi perfetta tra cosa si racconta e come lo si racconta.
Bravo “Hank” nel definirlo uno dei maestri.

Patrimonio dello stato italiano!!

Oh Marie, ohi Marie… quanto suonno aggiù pers pettè, famme durmì, famme durmì…
Louis Prima, Oh Marie.

Aspetta primavera, Bandini – John Fante, 1938.

Aspetta primavera, Bandini
Locandina di un film dell’89
Regia di Dominique Deruddere

Recensione di Montag