Il paradiso degli orchi, il film tratto dal romanzo di Pennac

Un Paese in crisi, una gioventù disposta a tutto pur di ottenere un impiego, una società grottesca: il ruolo ricoperto dal personaggio de Il paradiso degli orchi , Benjamin Malaussène , di professione “capro espiatorio” in un grande magazzino, è straordinariamente verosimile e attuale nell’Italia che accoglie oggi l’uscita del film di Nicolas Bary . Ne era consapevole la Koch Media, distributore del film, che in anticipazione dell’arrivo nelle sale italiane ha voluto sondare questo aspetto con un gioco crudele quanto interessante: alcune settimane prima dell’uscita è stato diffuso a Roma e Milano un finto annuncio di lavoro per un ruolo di “ capro espiatorio ”, disposto a subire umiliazioni e finti rimproveri da un superiore così da impietosire il cliente insoddisfatto e indurlo a ritirare il reclamo. Il risultato – duecento candidature, per la maggior parte di persone seriamente disposte a svolgere questa mansione – la dice lunga e dimostra l’attualità del personaggio. Eppure l’Italia di oggi non ha niente a che fare col contesto in cui Pennac scrisse il suo romanzo, ambientato nelle periferie della Parigi degli anni Ottanta. Per l’esattezza a Belleville, in un caseggiato dove stravaganti personaggi creano una giostra umana variopinta e surreale di cui fa parte la grande e strana famiglia di Ben, costituita dai fratelli e sorelle che una madre pronta a seguire per il mondo amori sempre nuovi riportava a casa. Il paradiso degli orchi è un romanzo ironico, immaginifico, sottile, che indaga a fondo i caratteri indivuduali e il processo che li trasforma in persone sociali, creando – attraverso la forza della fantasia che tutto crea e tutto tarsforma – una cinica parodia delle varietà umane. Il paradiso degli orchi, il film tratto dal romanzo di Pennac

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